“Spara a Giorgia”. La scritta è comparsa qualche mese fa, a metà dicembre, su un muro anonimo in provincia di Varese, a Busto Arsizio. Erano giorni, un po’ come quelli che stiamo attraversando in questo periodo, in cui in tutta Italia proliferavano le minacce di morte nei confronti della premier. È notizia di queste ore che, però, i presunti responsabili di quelle scritte sono stati denunciati e perquisiti. A rivelarlo sono stati gli stessi antagonisti locali in un canale che utilizzano per le comunicazioni interne, lamentandosi delle conseguenze di un’azione illegale. “La notte tra il 24 ed il 25 marzo la polizia ha effettuato perquisizioni nelle abitazioni di due giovani in relazione a delle scritte apparse sui muri di Busto Arsizio e alla loro partecipazione alle manifestazioni in difesa del popolo palestinese”, si legge nel comunicato in cui si dà notizia anche dei “fogli di via” consegnati ad altri antagonisti per le manifestazioni di settembre alla Leonardo.
“Alcuni cittadini della armata provincia di Varese hanno ricevuto dalla questura dei “fogli di via” per aver protestato davanti alla sede di Leonardo spa lunedì 22 settembre 2025, in occasione dello sciopero generale contro il genocidio a Gaza”, si legge nel comunicato. “In solidarietà con tutte le persone colpite da questi provvedimenti da Stato di Polizia, respingiamo ogni accusa e continuiamo a dissentire ed a lottare contro questa macchina di morte”, conclude il comunicato, firmato dall’Assemblea popolare Busto Arsizio e dal Comitato Antifascista di Busto Arsizio.
Le due persone sospettate di aver imbrattato i muri con frasi minatorie contro il presidente del Consiglio sono state perquisite, sono stati sequestrati loro i telefoni cellulari e anche alcuni indumenti: un’operazione utile per compararli con quelli dei soggetti ripresi dalle telecamere di sorveglianza mentre realizzavano le scritte. A loro sono contestati i reati di imbrattamento e di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.
Furono due le scritte che in quella metà dicembre comparvero sui muri di Busto Arsizio: stesso tenore, stesse minacce e perfino la stessa firma. Infatti, entrambe vennero firmate con la stella a cinque punte e la sigla “br”, Brigate Rosse.
Che poi chi le abbia vergate non abbia alcun collegamento con il gruppo terroristico è pressoché assodato ma l’utilizzo dello spauracchio del gruppo armato che ha seminato il terrore in Italia tra gli anni Settanta e Ottanta rappresenta una precisa volontà minatoria da parte di chi lascia quel tipo di firme.