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Stupro di gruppo a Milano, assolti Lucarelli jr e Apolloni

In appello ribaltato il verdetto di primo grado. I calciatori nelle scorse settimane hanno raggiunto un accordo per risarcire la vittima. L'ex attaccante del Livorno ai giornalisti: "Falsi e venduti". E spacca un totem del Tribunale

Stupro di gruppo a Milano, assolti Lucarelli jr e Apolloni
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Sono stati assolti con la formula "perché il fatto non sussiste" nel processo di secondo grado a Milano Mattia Lucarelli, figlio del giocatore ed ex attaccante del Livorno Cristiano Lucarelli, e Federico Apolloni, accusati di stupro di gruppo ai danni di una studentessa statunitense. In primo grado erano stati già condannati- insieme ad altri tre amici - a 3 anni e 7 mesi di reclusione, con rito abbreviato. Erano difesi dal pool difensivo Margherita Benedini, Francesca Nobili e Leonardo Cammarata. Il fulcro del processo di primo grado è stato il presunto consenso della ragazza e da quanto trapela, e sembra che proprio da questo sia dipesa l'assoluzione.

Il nodo del consenso

Anche se bisognerà leggere le motivazioni del verdetto tra 90 giorni, è possibile che i giudici non abbianno considerato il consenso "viziato", nonostante lo stato di alterazione da alcol della vittima. L'episodio risale alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022: la giovane statunitense, 22 anni, agganciata fuori da una discoteca a Milano dal gruppo di ragazzi e portata in un appartamento di piazzale Libia, sarebbe stata in grado - secondo i giudici - di esprimere il suo assenso o dissenso ai rapporti sessuali, nonostante abbia sempre messo a verbale che non sapeva neanche come ci fosse finita in quella casa. Nell'inchiesta della pm Alessia Menegazzo, erano stati messi agli atti dei video girati dai ragazzi che documentano quanto avvenuto lungo il tragitto, dalla discoteca "Il Gattopardo", fino a casa. "I should go home" («Dovrei tornare a casa»), si sente dire alla statunitense. L'amica che era con lei, e che ha testimoniato nell'inchiesta condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla pm Alessia Menegazzo, ha detto che era "in un evidente stato confusionale: faceva fatica a parlare e a dire cose sensate".

Il padre di Lucarelli ai giornalisti: "Falsi e venduti"

"Luridi, per 4 anni ci avete infamato. Fateli adesso i titoloni. Siete falsi e venduti", le parole di Cristiano Lucarelli, l'ex attaccante del Livorno, urlando uscendo dal Tribunale di Milano dopo la sentenza nei confronti del figlio Mattia Lucarelli. Dopo la lettura del verdetto a porte chiuse i famigliari di Lucarelli e degli altri 4 imputati, tutti assolti con formula piena si sono stretti in abbracci e grida di giubilo. L'ex bandiera del Livorno ha urlato anche "abbiamo rovinato la festa a tutti" indicando le telecamere e abbracciando il legale del figlio, avvocato Leonardo Cammarata. Per la gioia Lucarelli ha colpito uno dei totem mobili presenti in tribunale con le indicazioni per raggiungere le diverse ali e aule del palazzo, buttandolo a terra. "È l'esito che ci aspettavamo - ha commentato invece l'avvocato Cammarata -. Lo avevo detto dopo il primo grado. I processi vanno così, si accettano, penso che in questo caso sia andato secondo giustizia".

"Molto contenti e sollevati dopo 3 anni difficili"

"I ragazzi sono molto contenti e sollevati dopo tre anni molto difficili", il commento dei legali degli imputati. Il sostituto pg Massimo Gaballo aveva chiesto la conferma della condanna. Anche per gli altri tre imputati era stata chiesta la conferma della condanna: per uno a 2 anni e 8 mesi e per gli altri due a 2 anni e 5 mesi. Nelle scorse settimane i giocatori avevano raggiunto un accordo per risarcire la vittima della violenza, che aveva quindi ritirato la costituzione di parte civile. Secondo l'indagine della pm Alessia Menegazzo e della Polizia, il presunto stupro di gruppo risale alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022.

Allora la studentessa aveva 22 anni ed era stata "agganciata" fuori dalla discoteca 'Il Gattopardo', nel cuore della movida milanese. I calciatori hanno sempre respinto le accuse, riconoscendo solo di aver avuto un comportamento "inappropriato" e di aver usato un "linguaggio volgare".

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