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Il "true crime" che non piace a Saviano

Saviano non si oppone alla spettacolarizzazione del crimine reale. Si oppone a una serializzazione fatta da altri. Se avesse avuto i diritti su Garlasco, avremmo già la graphic novel

Il "true crime" che non piace a Saviano
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Roberto Saviano scrive su Repubblica che il caso Garlasco è diventato una serie tv alla seconda stagione, con il colpevole già scritto nel copione prima ancora che la sentenza esista. Ha ragione. Ma forse non si trova nella posizione migliore per dirlo.

Gomorra - prima libro, poi serie, poi franchise globale - è il caso più clamoroso di crimine reale trasformato in intrattenimento seriale nella storia culturale italiana recente. La tensione drammatica a puntate, gli spettatori fidelizzati, la serie tv dove non si vede quasi un poliziotto per lasciar spazio agli eroi negativi della camorra. I morti di Saviano sono quasi sempre anonimi, meridionali, «altri». Chiara Poggi è borghese, del Nord, e il processo è televisivo invece che letterario. Ma la logica dello «spettacolo» è identica, e identico è il patto con il pubblico: dargli un villain riconoscibile e una storia avvincente. Il true crime televisivo, secondo lo scrittore, non produce giornalismo, non crea vero dibattito, non eleva chi guarda a cittadino consapevole. A differenza del franchise di Gomorra, immaginiamo. Saviano non si oppone alla spettacolarizzazione del crimine reale. Si oppone a una serializzazione fatta da altri. Se avesse avuto i diritti su Garlasco, avremmo già la graphic novel.

C'è poi la questione delle condanne pronunciate fuori da ogni aula. Saviano lamenta la pressione mediatica che precede e sostituisce il giudizio processuale. Eppure, quando interviene, emette sentenze morali con lo stile dell'inchiesta, applicando la retorica dell'«io so» a persone reali con nomi e cognomi.

Pier Paolo Pasolini, da cui Saviano mutua la postura, metteva in discussione se stesso, i lettori e le proprie battaglie (come dimostrano il romanzo di Petrolio o La Nuova Gioventù). Era un corsaro scomodo anche per chi lo applaudiva. Saviano invece ha sempre ragione, e i suoi lettori lo sanno già prima di aprire il libro.

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