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Tutela minori, il Moige porta in tribunale i colossi social

Il procedimento avviato dai genitori contro Meta e TikTok non ha precedenti in Europa

Tutela minori, il Moige porta in tribunale i colossi social
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I genitori contro i colossi dei social. Ma questa volta, in un'aula giudiziaria. È un'udienza storica quella che si è svolta ieri ore 12.45 davanti al Tribunale delle Imprese di Milano. Da una parte il Moige, Movimento Italiano Genitori e un corposo gruppo di famiglie (con il patrocinio dello Studio Legale Ambrosio Commodo di Torino), dall'altra, Meta con i suoi potenti Facebook e Instagram e TikTok. Questa volta sotto accusa non ci sono genitori distratti o ragazzi troppo connessi. Ma le piattaforme digitali e i loro tentacolari algoritmi. È un procedimento che non ha precedenti in Europa. Si tratta infatti della prima azione inibitoria fondata sul danno biologico permanente causato dai social, promossa da un'associazione di genitori contro le grandi piattaforme social. Obiettivo del procedimento numero 29994/2025, la tutela di circa 3,5 milioni di bambini italiani tra i 7 e i 14 anni attivi illegalmente sulle piattaforme social. L'udienza, come spiega una nota del Moige, ha registrato «un ampio e vivace dibattito tra le parti». Gli avvocati di Meta e TikTok hanno sollevato eccezioni preliminari, contestando la giurisdizione dei giudici italiani e hanno inoltre contestato i nuovi documenti depositati dai legali del Moige, che evidenziano come entrambe le società fossero già a conoscenza degli effetti dannosi dei loro algoritmi sui minori: meccanismi di rinforzo variabile, scroll infinito e profilazione comportamentale progettata per massimizzare la dipendenza degli utenti più piccoli. «Respingiamo con forza tali accuse, che ignorano il nostro impegno di lunga data a sostegno dei giovani», hanno replicato gli avvocati di Meta e TikTok. Ma la class acton si inserisce su una scia con qualche punto fermo già segnato. Il 25 marzo scorso, una giuria di Los Angeles ha emesso una sentenza storica ritenendo Meta e Google responsabili di aver causato dipendenza da social media e danni psicologici a una minorenne. Dovranno risarcire la giovane donna, oggi ventenne, per 3 milioni di dollari. I legali di Moige coordinati dall'avvocato Stefano Commodo hanno sottolineato che la giurisdizione italiana è pienamente fondata, ricordando come sia piena competenza nazionale la tutela di questo tema che è anche di salute pubblica. Hanno inoltre sollecitato il Collegio dei giudici affinché il processo venga gestito in tempi rapidi, considerata l'urgenza della tutela da garantire ai minori e il danno che ogni giorno di ritardo comporta per milioni di bambini italiani. Il procedimento proseguirà con altre udienze in un calendario.

Il Moige chiede si «silenziare» gli algoritmi, un sistema certificato di verifica dell'età e un «bugiardino» visibile e obbligatorio come per tabacco e alcol sui rischi dell'abuso da social. Saranno i giudici che dovranno stabilire se i big social, prima dei genitori, devono proteggere i ragazzi e soprattutto se qualcuno dovrà rispondere per non averlo fatto.

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