Ci sarà un nuovo processo d’Appello per l’omicidio di Martina Scialdone, l’avvocata 34enne uccisa a colpi di pistola dal suo ex compagno, Costantino Bonaiuti, ingegnere di 62 anni. Il delitto avvenne all’esterno di un ristorante in via Amelia, nel quartiere Tuscolano a Roma, la sera del 13 gennaio 2023. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale della Corte d’Appello di Roma, disponendo un Appello bis limitatamente alla valutazione della premeditazione. Nel giudizio di secondo grado, tale aggravante era stata esclusa e all’imputato erano state riconosciute le attenuanti generiche, considerate equivalenti alle circostanze aggravanti. Di conseguenza, la pena era stata rideterminata, passando dall’ergastolo, inflitto in primo grado, a una condanna di 24 anni e 8 mesi di reclusione.
La decisione della Cassazione
Come riporta l’Ansa, con la sentenza di questa sera la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta della Procura generale e delle parti civili, rigettando il ricorso dell’imputato e dando invece seguito a quello della Procura generale di Roma. “Plurimi elementi portano a escludere il colpo partito accidentalmente, una tesi smentita anche dai testimoni oculari. E il ricorso dell’imputato non scardina la coerenza degli elementi cristallizzati”, ha precisato in aula la rappresentante della procura generale in Cassazione Lidia Giorgio. Durante la requisitoria, la pg ha sottolineato come dalle sentenze emerga che il “ghigno” descritto da alcuni testimoni non sarebbe riconducibile a dolore, ma piuttosto a compiacimento.
L’accusa nei confronti dell’imputato
Costantino Bonaiuti era accusato di omicidio volontario aggravato dai motivi futili e abietti rappresentati dalla gelosia, dall’aver agito contro una persona a lui legata da relazione affettiva, e dalla premeditazione, in particolare “portando con sé l’arma sul luogo dell’appuntamento essendo consapevole della volontà di interrompere definitivamente la relazione controllandone gli spostamenti grazie
all’installazione clandestina di un dispositivo gps collegandolo al suo cellulare”. All’uomo era contestato anche il porto illegale in luogo pubblico della pistola semiautomatica Glock che deteneva per uso sportivo.