Lontano dai riflettori, continua il braccio di ferro tra accusa e difesa nel filone meno raccontato del caso Garlasco: le indagini che hanno portato sul banco degli indagati l'ex procuratore della Repubblica di Pavia Mario Venditti, che nel 2017 archiviò rapidamente l'indagine per l'omicidio di Chiara Poggi a carico di Andrea Sempio. Cioè di colui che, secondo i nuovi capi della Procura pavese, è il vero assassino della ragazza. Venditti è finito sotto accusa a Brescia per corruzione giudiziaria in relazione al giallo di Garlasco e per corruzione e peculato per una serie di altre vicende giudiziarie pavesi. I decreti di perquisizione a suo carico sono stati annullati in blocco dal tribunale del riesame e dalla Cassazione. Ora si scopre che Venditti ha deciso di partire al contrattacco, chiedendo di interrogare quasi tutti i pm che all'epoca lavoravano alle sue dipendenze. Li ha fatti convocare dal suo legale Domenico Aiello. Tema dell'audizione: i loro rapporti con Venditti, e soprattutto le prassi di noleggio da parte della Procura delle auto per le operazioni di servizio dalla ditta dei fratelli Cristiano e Raffaele D'Arena, fornitori anche di servizi di intercettazione telefonica e padroni di un ristorante frequentato da Venditti e da molta Pavia-bene.
Obiettivo di Venditti: dimostrare che l'utilizzo delle auto dei D'Arena era prassi costante, condivisa e legittima dall'intera Procura. I 5 pm però, come loro diritto, hanno declinato l'invito. Aiello non si è arreso, e ha chiesto e ottenuto che fosse il giudice preliminare a convocarli. Ma lunedì, all'udienza fissata nella forma di incidente probatorio, il procuratore di Brescia Francesco Prete ha depositato nuovi documenti per riepilogare l'utilizzo delle auto. E a quel punto Massimo Dinoia, legale del pm Paolo Mazza (indagato insieme a Venditti) ha chiesto un rinvio.
Dietro queste schermaglie apparentemente marginali si intuisce il lavoro di entrambi i fronti per arrivare alla resa dei conti.
La Procura sta continuando a scavare sia sul cosiddetto «sistema Pavia», la rete di rapporti e di indagini che ruotava intorno a Venditti e ai suoi contatti nella politica e nelle imprese, sia sulla presunta tangente che l'allora procuratore avrebbe ricevuto dai familiari di Sempio (il cui padre Giuseppe è anch'egli indagato per corruzione). Alcuni dispositivi elettronici sono sopravvissuti al dissequestro, e testimoni anche importanti sarebbero stati sentiti recentemente.