«Siamo fra due fuochi con razzi e granate che piombano sui nostri quartieri», è il grido disperato dei cristiani di Aleppo offuscato dal Venezuela e dall'Iran. Un tassello del dramma di tanti fratelli nel mondo, che riflette il rapporto annuale di Porte aperte, che verrà presentato oggi, sui 50 paesi dove chi crede in Gesù è sotto tiro. Dal 6 gennaio le forze governative del «talebuono», Ahmad Sharaa, hanno scatenato un'offensiva nei quartieri roccaforte dei curdi ad Aleppo. Battaglia feroce con droni e armi pesanti, dopo la mancata integrazione dei curdi dell'Sdf, le Forze democratiche siriane, nel nuovo esercito di Damasco.
Diecimila civili sono sfollati e stanno rientrando grazie ad una fragile tregua. «Chiediamo la vostra solidarietà, il sostegno e che la voce di Aleppo non venga dimenticata», è l'appello di padre Bahjat Karakach, parroco della chiesa di san Francesco d'Assisi nella Milano siriana.
Nel rapporto di Porte Aperte sulla persecuzione dei cristiani nel mondo la Siria è, purtroppo, «la vera sorpresa». Un anno dopo la caduta del regime di Assad il Paese è passato dal 18esimo al sesto posto nella lista nera delle violenze contro i cristiani. Le vittime per la loro fede sono 27 e si registrano attacchi e atti vandalici nei confronti delle chiese. Non mancano «chiusure di scuole, imposizione della jizya (la tassa della sharia per gli infedeli, nda) e propaganda islamica anticristiana».
La comunità si è ridotta a 300mila anime. Solo ad Aleppo erano 150mila prima della guerra civile e adesso sono ridotti a 30mila.
Nel 2025 almeno 1.250.000 cristiani nel mondo sono stati costretti a lasciare le proprie case come sfollati o a fuggire all'estero. «Il 2025 è di nuovo anno record dell'intolleranza: un cristiano su sette patisce discriminazione o persecuzione a causa della sua fede - evidenzia Cristian Nani, direttore di Porte Aperte in Italia -. È cruciale tornare a parlare di libertà religiosa nel dibattito pubblico».
La Corea del Nord rimane da 24 anni, a parte il 2022, in cima alla lista nera dei Paesi dove la persecuzione è peggiore. Il regime di Kim Jong-un adotta la tolleranza zero: tra i 50 e i 70mila cristiani sono rinchiusi nei campi di lavori forzati. Subito dopo «i Paesi con un punteggio massimo nella violenza sono tutti africani» a cominciare dalla Nigeria con il numero maggiore di vittime (3.490). Nelle prime cinque posizioni ci sono tre nazioni fortemente islamiche: Somalia, Yemen e Sudan. In Eritrea, al quinto posto, soprannominata la «Corea del Nord africana», sono state confiscate «decine di proprietà di cristiani, tra cui chiese domestiche, scuole, piccole imprese e centri comunitari». Nel Paese del Corno d'Africa l'indipendenza religiosa viene identificata come dissenso politico.
In Iran, Afghanistan e pure in India la situazione per i cristiani continua a peggiorare rispetto al 2024. I numeri globali fanno tremare i polsi: 388 milioni di cristiani subiscono persecuzione o discriminazione per la scelta religiosa. Dall'Africa al Myanmar si registrano 4.849 uccisioni, 3.302 cristiani rapiti, 5.202 abusati sessualmente, 4.712 arrestati e quasi 30mila case, negozi e chiese attaccati o ridotti in cenere.
Nani accende i riflettori sulla «persecuzione» di genere sottolineando il dato di «201 milioni di donne e bambine cristiane, che sperimentano l'odio e l'intolleranza a causa di una libera scelta di fede. Crescono gli abusi, le segregazioni domestiche, come arma per piegare la loro volontà».