Addio a William Herbert Foege, l’epidemiologo statunitense considerato una figura chiave nella storia della medicina globale. Foege è morto il 24 gennaio all’età di 89 anni nella sua casa di Atlanta, a causa di un’insufficienza cardiaca congestizia. La notizia è stata diffusa dal collega e amico Mark Rosenberg al New York Times, confermando la perdita di uno dei protagonisti più influenti della lotta contro le malattie infettive.
La sua formazione
Nato nel 1936 a Decorah, Iowa, figlio di un pastore luterano, Foege si laureò in biologia e medicina e conseguì un master in sanità pubblica ad Harvard. Dal 1997 fu professore alla Rollins School of Public Health dell’Università Emory. Era sposato con Paula e aveva due figli, quattro nipoti e due pronipoti. Un figlio, David, era scomparso nel 2007.
L’innovatore della “vaccinazione ad anello”
Negli anni ’70, mentre operava in Africa occidentale per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Foege affrontò una sfida senza precedenti, il vaiolo continuava a mietere centinaia di migliaia di vittime in tutto il continente, e le scorte di vaccini erano limitate.
Per rispondere a questa emergenza, sviluppò la strategia della “vaccinazione ad anello”, invece di vaccinare intere popolazioni, individuava i casi confermati, isolava i malati e vaccinava i loro contatti diretti e indiretti. Foege paragonò il metodo alla lotta contro gli incendi boschivi, circondare il fuoco per impedirne la diffusione.
Il risultato fu straordinario, entro il 1970 il vaiolo era eliminato dall’Africa occidentale e centrale. Nel 1978 fu registrato l’ultimo caso al mondo in Somalia e, nel 1980, l’OMS dichiarò ufficialmente il vaiolo eradicato, segnando una vittoria storica per la salute pubblica mondiale. Foege, insieme a Donald Henderson e J. Donald Millar, è ricordato come uno degli architetti di questo traguardo senza precedenti.
L'esperienza chiave in India
Dopo il successo in Africa, Foege portò la sua esperienza in India, uno degli ultimi Paesi in cui il vaiolo era ancora endemico. Qui affrontò pressioni politiche per adottare campagne di vaccinazione di massa, difendendo con fermezza l’approccio basato sulla sorveglianza e il contenimento mirato dei focolai. Il suo intervento fu decisivo per l’eliminazione definitiva della malattia nel Paese entro il 1975, confermando l’efficacia della strategia che aveva sviluppato in Africa.
Nel 1962 Foege entrò nei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti. Tra il 1977 e il 1983 ne fu direttore, guidando l’agenzia sotto le presidenze di Jimmy Carter e Ronald Reagan. Durante il suo mandato, ampliò il raggio d’azione dei CDC includendo tematiche innovative come la prevenzione degli incidenti stradali, la violenza armata e le malattie emergenti. Foege fu inoltre tra i primi a confrontarsi con l’epidemia di AIDS, difendendo la privacy dei pazienti e promuovendo la ricerca epidemiologica in un contesto caratterizzato da stigmatizzazione e tagli di bilancio.
Il suo impegno per la salute globale dei bambini
Dopo l’esperienza nei CDC, Foege continuò a dedicarsi alla sanità globale. Nel 1984 co-fondò il Task Force for Child Survival and Development, organizzazione volta a migliorare la salute infantile nei Paesi in via di sviluppo. Grazie al suo lavoro, il tasso di vaccinazione infantile globale passò dal 15% degli anni ’80 a circa l’80% entro il 1990. Successivamente fu direttore esecutivo del Carter Center e consulente di importanti fondazioni come quella di Bill & Melinda Gates, influenzando la nascita di Gavi, l’Alleanza per i vaccini.
La carriera di Foege è costellata di riconoscimenti internazionali. Nel 2012 ricevette la Presidential Medal of Freedom dal presidente Barack Obama, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, per il suo straordinario contributo alla salute pubblica. Ricevette inoltre il Calderone Prize e la Public Welfare Medal della National Academy of Sciences.
Voce critica e autorevole
Foege non fu solo un innovatore, negli ultimi anni si distinse anche come voce critica delle politiche sanitarie delle amministrazioni Trump e delle posizioni antivacciniste di Robert F. Kennedy Jr., definendo tali atteggiamenti “pericolosi per la salute pubblica”. Rimase fedele alla sua convinzione che la scienza e la prevenzione siano strumenti essenziali per salvare vite umane.