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Angelina Jolie denuncia l'Iran: la foto choc della bambina sulla tomba della madre uccisa dal regime

L’attrice ha pubblicato su Instagram un'immagine simbolo della repressione degli ayatollah: "Nessun bambino dovrebbe portare un dolore simile"

Instagram @angelinajolie
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In Iran si continua a morire per la libertà. Gli ayatollah e i pasdaran continuano a uccidere chi la chiede. La repressione delle proteste non si è mai fermata. E tra le voci di condanna si leva anche quella di Angelina Jolie. Che grida il suo dolore con un'immagine choc: quella di una bambina di 7 anni accasciata sulla tomba della madre.

La madre si chiamava Parisa Lashkari, aveva 30 anni ed è stata uccisa il 10 gennaio a Noorabad, nella provincia iraniana di Fars. Era una delle tante persone scese in piazza per chiedere diritti, libertà, dignità. È morta per questo. E sua figlia oggi piange su una lapide, portando sulle spalle un dolore che nessun bambino dovrebbe conoscere.

Angelina Jolie ha scelto Instagram per denunciare l’ennesimo crimine del regime iraniano. "Nessun bambino dovrebbe portare un dolore simile, scrive l’attrice, chiedendo verità, protezione per i civili, responsabilità per i colpevoli e più libertà per chi continua a cercarla. Parole semplici, ma pesanti come pietre. Perché arrivano a inchiodare Teheran alle proprie responsabilità.

Non è propaganda occidentale, come ama ripetere il regime. Non è “disinformazione”. È la realtà di un Paese in cui chi protesta viene colpito, arrestato, torturato o ucciso, e in cui le vittime collaterali sono spesso donne e bambini. Le immagini che trapelano dall’Iran raccontano una repressione sistematica, brutale, che va avanti da mesi nel silenzio complice di troppi.

Il volto coperto di quella bambina diventa così un’accusa diretta agli ayatollah e ai pasdaran: è il prezzo umano della loro paura di perdere il potere. Un potere che si regge sulla violenza e sul sangue, non sul consenso.

Che a denunciare tutto questo sia una star di Hollywood conta fino a un certo punto. Conta di più il fatto che, ancora una volta, serva una voce famosa per ricordare al mondo ciò che accade ogni giorno in Iran. Tra le macerie morali lasciate dal regime resta l’immagine più insopportabile di tutte: una bambina sola, davanti alla tomba della madre, vittima innocente di una dittatura che non tollera la libertà.

E mentre le lacrime di una bambina di sette anni diventano simbolo della tragedia umana che l’Iran continua a infliggere al suo stesso popolo, l’Occidente prova a reagire, almeno in parte. Germania e Italia stanno spingendo l’Unione Europea a fare qualcosa di concreto: inserire i pasdaran – il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Ue, insieme a sanzioni mirate contro chi reprime e uccide civili.

È una mossa che sta innervosendo Teheran: l’Iran ha convocato l’ambasciatrice italiana per protestare contro Roma e Bruxelles.

E ha definito “irresponsabili” le posizioni espresse dall’Italia, minacciando possibili conseguenze negative sulle relazioni bilaterali. Il segno che qualcosa si sta muovendo. E si intravede un cambio di passo nella risposta europea alla violenza del regime.

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