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Dubai sotto attacco: 204 studenti italiani bloccati e senza internet

I ragazzi non possono tornare in Italia perché gli spazi aerei sono chiusi. Ore di profonda apprensione per le famiglie

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Il mondo segue col fiato sospeso gli sviluppi in Medio Oriente. La risposta dell'Iran non si è fatta attendere e la situazione a Dubai rimane estremamente tesa. Purtroppo diversi italiani si trovano bloccati nella città della penisola araba, fra cui il ministro della Difesa Guido Crosetto, la cantante BigMama e tanti altri. Fra i connazionali impossibilitati a rientrare in Italia ci sono anche molti studenti. Stiamo parlando infatti di 204 studenti italiani bloccati a Dubai e privi della connessione internet.

I giovani avevano raggiunto Dubai per un progetto di scambio ("Ambasciatori del futuro") e adesso sono separati dalle loro famiglie. Molti di questi, fra l'altro, sono addirittura minorenni. Si tratta dunque di momenti di fortissima preoccupazione per le famiglie, in ansia per i figli.

Al momento, purtroppo, non c'è modo di salire su un volo. Lo spazio aereo è infatti stato chiuso a causa degli attacchi iraniani. I giovani avrebbero dovuto rientrare a Milano proprio oggi – domenica 1 marzo – ma la data è saltata. L'unico conforto per i genitori è che i ragazzi stanno facendo gruppo fra loro, sono al sicuro e ben seguiti. Stando alle ultime informazioni fornite, il console italiano a Dubai Edoardo Napoli è in costante contatto con i giovani e i loro accompagnatori, così come il ministero degli Esteri, che sta seguendo molto attentamente la situazione. L'Unità di crisi si è già attivata per riportare i ragazzi a casa nel minor tempo possibile. Per adesso i 204 studenti e i loro accompagnatori sono ospitati in un albergo.

"Si parlava di una possibile partenza il 3 marzo, ma non c'è nulla di confermato.

Sappiamo solo che lo spazio aereo sopra quell'area è chiuso e che devono trovare itinerari alternativi", ha riferito a Il Corriere la madre di uno dei ragazzi. "Sono riuscita a parlare con mio figlio e non percepisce paura. Sono in tanti, anche universitari, e sono seguiti bene. L'angoscia è più nostra che loro", ha aggiunto la donna.

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