La Flotilla sta per ripartire: la prossima tappa, già annunciata, prima di raggiungere le acque in cui insiste il blocco navale israeliano, sarà la Turchia. Dovrebbero essere 57 le barche che ancora partecipano all’operazione, e di queste 11 si trovano già a Marmaris, dove probabilmente verranno raggiunte dalle altre. Intanto Thiago Avila e Saif Abukeshek, almeno fino a domenica, saranno ancora in fermo. La partenza è prevista per oggi con arrivo domani in Turchia, “il 12 maggio terremo una conferenza stampa per presentare la prossima fase della missione e del movimento, annunciando gli impegni della società civile e dei partner politici per salvaguardare le future missioni e la solidarietà con la Palestina in tutto il mondo”, si legge nel nuovo comunicato.
“Presenteremo i piani per ritenere il regime israeliano responsabile dei suoi atti di pirateria, dei rapimenti in acque internazionali e degli abusi perpetrati nelle acque europee”, conclude la nota. Ma i problemi per la Flotilla non sono finiti, anzi, perché se i governi europei, di ogni colore, nonostante tutto, si sono schierati con gli attivisti condannando Israele per l’abbordaggio in acque internazionali nei pressi della Grecia, in Oriente la situazione è diversa. La Corea del Sud ha sospeso il passaporto dell'attivista Kim Ah-hyun dopo la sua seconda partecipazione alla Flotilla: nel 2025 era stata fermata per due giorni dalle autorità israeliane dopo l'intercettazione dell'imbarcazione su cui si trovava assieme ad altri attivisti di diversi Paesi. Il governo sudcoreano le aveva successivamente intimato di interrompere l'attività, avvertendola del rischio di sanzioni penali in base alla legge sui passaporti. Nonostante la sospensione del passaporto, l’attivista coreana sta proseguendo la missione. Senza un passaporto valido, l'attivista si trova tecnicamente in una condizione di irregolarità all'estero e sebbene il Ministero degli Esteri sudcoreano abbia dichiarato di monitorare la situazione per garantirne la sicurezza, il fatto che si trovi in una zona interdetta riduce drasticamente la capacità del governo di intervenire o fornire assistenza diplomatica diretta in caso di nuovo arresto da parte delle autorità israeliane.
Dalla Flotilla, poi, piovono nuove accuse su Israele e sulle Idf, che a detta degli attivisti sarebbero responsabili di “gravi violenze fisiche e sessuali e di sistematiche umiliazioni” nei confronti degli attivisti fermati ad aprile. Global Sumud Flotilla ha dichiarato che "almeno quattro partecipanti hanno subito violenza sessuale".
Dalle testimonianze sono poi emerse “la deliberata privazione di vestiti caldi, scarpe e calze, oltre alla mancanza di cibo, acqua e coperte adeguate”, e una “negligenza medica”. Questi episodi, sostengono, “non sono descritti come casi isolati, ma piuttosto come parte di un modello di trattamento più ampio, volto a disumanizzare quanti si schierano a fianco del popolo palestinese”.