Il leader della Flotilla Thiago Avila è il nuovo martire di attivisti e della sinistra. Anche se oramai possono quasi considerarsi parte della stessa narrazione. Il brasiliano (in foto il momento in cui si è presentato in tribunale con le mani dietro la schiena come se avesse le manette ma poi si è rivelata una messinscena) è detenuto in Israele con il suo omologo spagnolo Saif Abukeshek, e il tribunale distrettuale di Beersheba ha respinto la richiesta di rilascio dei due, confermando la precedente decisione di prorogare la loro detenzione per altri 4 giorni. Ma, si sa, per la sinistra qualunque elemento proveniente da Israele è una prova formulata dal "regime sionista". Più o meno questo è il loro mantra. Genocidio in più, genocidio in meno. Poco importa se Abukeshek sia legato al Pcpa, un'organizzazione vicina alla Flotilla, il cui operato fu condiviso dall'allora leader di Hamas Ismail Haniyeh, morto nel 2024.
Così come, probabilmente, sono ritenuti irrilevanti i rapporti che Avila intrattiene con l'Iran, tanto da essere stato insignito da un premio presso l'ambasciata del regime in Brasile. Ma c'è di più, perché Avila ha smosso persino Hamas che ha espresso "le sue più sentite condoglianze e la sua solidarietà all'attivista umanitario brasiliano Avila, uno dei partecipanti alla Flottiglia della Libertà che ha rotto l'assedio della Striscia di Gaza, per la scomparsa di sua madre, mentre è detenuto arbitrariamente nelle prigioni dell'occupazione sionista". Per poi chiedere "alla comunità internazionale di fare pressione sul governo del criminale di guerra Netanyahu affinché rilasci immediatamente e senza condizioni Avila e il suo compagno attivista Abukeshek". Ma per la segretaria del Pd Elly Schlein contro la Flotilla "abbiamo assistito a un atto di pirateria che viola il diritto del mare e i diritti delle persone. Quello che è illegale non è la Flotilla, ma il blocco navale. Quello che sta facendo il governo" israeliano "è illegale". Poi, già in versione leader del capo largo e del futuro governo si lancia in una previsione: "Noi batteremo questa destra, daremo una nuova prospettiva a questo Paese e una delle prime cose che faremo sarà riconoscere lo Stato di Palestina".
Un riconoscimento che la stessa premier Giorgia Meloni ha caldeggiato, ponendo però una condizione essenziale: l'assenza di Hamas, un diverso interlocutore che non sia rappresentato da veri
e propri terroristi. Un elemento, non certo marginale, che a sinistra dimenticano molto spesso. Anzi, quando si tratta di condannare Hamas e le sue propaggini, sembra che in molti abbiano una sorta di amnesia temporanea.