Nelle prossime ore tutte le barche della Flotilla potrebbero essere sotto il controllo di Israele. Sono dieci le barche che attualmente stanno navigando verso sud-est in direzione della Striscia di Gaza e presumibilmente a breve verranno fermate per evitare che possano entrare nello spazio navale controllato da Tel Aviv. Nella giornata di ieri sono state circa 40 le barche che la Marina israeliana ha intercettato e fermato, ponendo in arresto l’equipaggio che probabilmente a breve arriverà in Israele e verrà successivamente espulso, anche se sembra che ci siano movimenti diversi. Il giornale israeliano Walla riporta una fonte di sicurezza secondo cui sarebbero in corso trattative per trasferire gli attivisti fermati da Israele su imbarcazioni straniere perché vengano rilasciati in un Paese della regione, piuttosto che procedere con il loro trasferimento in Israele, come successo con la precedente Flotilla.
Sono 319 gli attivisti che sono stati fermati da Israele e tra questi ci sono anche 12 italiani. I ministri degli Esteri di Giordania, Indonesia, Spagna, Pakistan, Brasile, Bangladesh, Turchia, Colombia, Libia e Maldive hanno diffuso un comunicato congiunto in cui condannano “nei termini più duri i nuovi attacchi israeliani contro la Global Sumud Flotilla, un'iniziativa civile umanitaria pacifica volta a richiamare l'attenzione internazionale sulla catastrofica sofferenza umanitaria del popolo palestinese”. I ministri sottolineano, inoltre, “che i ripetuti attacchi contro iniziative umanitarie pacifiche rispecchiano il persistente disprezzo per il diritto internazionale e la libertà di navigazione”, invitando quindi “la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità legali e morali, a garantire la protezione dei civili e delle missioni umanitarie e ad adottare misure concrete per porre fine all'impunità e assicurare la responsabilità per queste violazioni”.
Il ministro Tajani ha già chiesto a Israele la liberazione dei connazionali e si attendono in queste ore ulteriori sviluppi. Alessio Catanzaro è tra gli italiani che sono stati fermati dalla Marina israeliana. “Abbiamo visto Alessio gettare in acqua il telefono. Poi i militari hanno spaccato le telecamere installate a bordo della barca e da quel momento in poi non è stato possibile vedere più nulla. Sarebbe stato fatto montare insieme agli altri attivisti sulla nave della Marina israeliana dotata di una ‘prigione galleggiante’, com’era avvenuto nell’ultimo abbordaggio”, hanno dichiarato i genitori del 30enne a il Resto del Carlino.
“Alessio si era detto disponibile a fare da scudo in caso di eventuali attacchi da parte di Israele e così è stato. Siamo legati ancor più a nostro figlio, il quale sta agendo per la difesa di una serie di ideali a cui è stato educato fin da piccolo”, hanno aggiunto.