La Cina ha compiuto un nuovo e silenzioso salto di qualità nella sua strategia di controllo dei mari contesi dell’Asia orientale. Senza annunci ufficiali né comunicati militari, Pechino ha dimostrato di poter mobilitare in tempi rapidissimi migliaia di navi civili per creare vere e proprie "barriere marittime galleggianti" lunghe centinaia di miglia. Per gli esperti non si tratterebbe di una classica esercitazione navale, ma di un’operazione ibrida in grado di sfruttare la flotta peschereccia come strumento di pressione geopolitica. Queste manovre rafforzano il ruolo della cosiddetta "milizia marittima", una forza composta da imbarcazioni civili addestrate e coordinate da Pechino, già impiegata in passato nel Mar Cinese Meridionale. La novità è la scala: mai prima d’ora si era vista una concentrazione così ampia e ordinata di navi civili utilizzate per delimitare spazi marittimi strategici vicino a rotte commerciali cruciali e a zone sensibili come Taiwan e le isole contese con il Giappone.
Le navi della Cina
Secondo quanto riportato dal New York Times, infatti, nelle ultime settimane la Cina ha organizzato almeno due grandi operazioni nel Mar Cinese Orientale, coinvolgendo tra le 1.400 e le 2.000 imbarcazioni da pesca. Le navi hanno abbandonato improvvisamente le normali attività o sono salpate dai porti d’origine per disporsi in formazioni geometriche estremamente compatte.
In un caso, la barriera ha assunto la forma di un enorme rettangolo lungo oltre 200 miglia; in un altro, due linee parallele di quasi 290 miglia ciascuna, creando una sorta di "L" rovesciata sul mare. I dati di tracciamento navale mostrano che le imbarcazioni non seguivano i tipici schemi della pesca, ma restavano quasi immobili per oltre 30 ore, come se stessero presidiando un perimetro invisibile.
La densità era tale che alcune navi cargo hanno dovuto aggirare l’area o attraversarla con rotte a zig-zag. Analisti marittimi e militari concordano sul fatto che un simile livello di coordinamento non possa essere spontaneo: è la prova che Pechino è in grado di esercitare un comando e controllo efficace su grandi masse di navi civili, trasformandole in uno strumento strategico.
Qual è la strategia di Pechino
Queste barriere galleggianti non sono pensate per imporre un blocco navale classico, ma per operare nella cosiddetta "zona grigia", al di sotto della soglia formale del conflitto armato. Migliaia di piccole imbarcazioni non possono fermare una flotta militare, ma possono rallentare, confondere e complicare le operazioni di navi da guerra e mercantili, saturando radar e sensori e creando rischi di collisione.
In uno scenario di crisi su Taiwan, la Cina potrebbe mobilitare decine di migliaia di unità civili per congestionare le principali arterie marittime, ostacolando rifornimenti e movimenti militari senza sparare un colpo.
Non è un caso che le operazioni si siano svolte vicino a rotte che collegano Shanghai, uno dei porti più trafficati del mondo, con il Pacifico.Quanto accaduto è anche un messaggio politico rivolto a Giappone e Stati Uniti: Pechino può esercitare pressione costante e credibile senza ricorrere direttamente alla Marina militare.