I punti chiave
Può un incidente aereo non registrare nessun morto? Nella storia è accaduto, per esempio nella vicenda del volo Air France 358: tutte le 309 persone a bordo sopravvissero, e solo 12 di loro riportarono ferite gravi, tanti altri solo ferite lievi. Fisicamente, s’intende. Perché per molto tempo alcune persone coinvolte soffrirono di disturbo da stress post-traumatico.
Il volo Air France 358
Il volo Air France 358 era servito da un Airbus A340-313E. Quel 2 agosto 2005, giorno dell’incidente, era partito dall’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi in Francia, per poi giungere all’aeroporto Pearson di Toronto, in Canada.
L’equipaggio era formato da 12 membri, tra cui il capitano Alain Rosaye, un professionista di lungo corso, e il primo ufficiale Frédéric Naud. A bordo c’erano 297 passeggeri, per lo più lavoratori, studenti e turisti, di tante nazionalità ed età diverse: tra loro anche 8 bambini e 3 neonati. I passeggeri provenivano dal Canada, dalla Francia, dagli Stati Uniti, dall’India, dal Regno Unito, dall’Egitto, dalla Danimarca e a bordo c’erano anche 19 italiani.
Il volo è stato tranquillo, come ha raccontato a Global News Lisa Platt, che all’epoca aveva 15 anni e prendeva un aereo per la prima volta: “Eravamo tutti emozionati, indossavamo le cuffie e ascoltavamo la stessa musica. È stata una giornata fantastica”. Le fa eco Eddie Ho, che invece aveva 19 anni: “Il servizio è stato ottimo, il cibo ottimo, è stato davvero un volo molto piacevole”. Mentre il velivolo era sulla pista di Toronto, come accade spesso, i passeggeri si sono messi ad applaudire, non presagendo cosa sarebbe accaduto poco dopo.
L’incidente
Il tragitto, come detto, si è svolto quindi nel migliore dei modi, ma all’arrivo è cambiato tutto. Alle 20.03, dopo aver tentato un atterraggio, difficoltoso a causa delle condizioni meteo, a metà della pista sinistra numero 24 dell’aeroporto canadese, il velivolo è finito in un baratro vicino a Etobicoke Creek, 300 metri dopo la fine della pista stessa. Nelle parole di Platt: “Ho sentito un impatto enorme, come se fossi sulle montagne russe”, ha detto Platt. Per alcuni è stato subito panico: c’era chi cercava di recuperare il proprio bagaglio, chi aveva fretta di allontanarsi perché temeva un’esplosione - tanto che inizialmente si credette a un attacco terroristico.
L’Airbus ha preso fuoco poco dopo essersi fermato, ma non solo sono state evacuate tutte le persone con successo entro 90 secondi, i primi soccorsi erano arrivati dopo soli 52 secondi. Alcuni passeggeri però sono rimasti feriti gravemente: 9 persone hanno riportato lesioni gravi direttamente conseguenti all’impatto, mentre 3 sono rimaste ferite nell’evacuazione. Anche perché alcune si sono gettate dall’aereo, riportando fratture importanti.
L’indagine
Ma cosa è accaduto al volo Air France 358? Alcuni testimoni a terra hanno riferito di aver visto il velivolo oscillare prima dell’atterraggio. Così le indagini vennero affidate al Transportation Safety Board of Canada, per capire se malfunzionamento, errore umano o condizioni atmosferiche abbiano avuto un ruolo nell’incidente. E con la Tsb canadese collaborano Transport Canada, Air France, Airbus, Ge Aviation (ovvero il produttore del motore), Dipartimento dei trasporti francese, Consiglio nazionale per la sicurezza dei trasporti Usa (perché la casa produttrice del motore era statunitense).
Si partì da un fatto: le condizioni meteo erano decisamente compromettenti per la sicurezza dell’approdo. Venti forti, pioggia battente e temporali nei pressi dell’aeroporto avevano spinto a chiedere, un paio di ore prima dell’atterraggio dell’Airbus, uno stop a terra con un’allerta rossa.
Un altro fatto: l’atterraggio è iniziato più o meno a metà della pista, che era lunga 2743 metri ed era la più corta dell’aeroporto, con una velocità sostenuta. Condizione meteo e percezioni alterate per la visibilità quindi hanno avuto un ruolo chiave, tanto che nel rapporto finale la Tsb del Canada ha concluso: “Durante il flare, l'aereo è entrato in una zona di forte acquazzone e la visibilità anteriore dell'equipaggio è stata significativamente ridotta mentre entravano nel diluvio”.
Cosa resta di questa vicenda
Dopo l’incidente, il Canada ha adeguato la lunghezza delle piste di atterraggio a uno standard tale da evitare il ripetersi dell’evento. I sopravvissuti hanno dato vita a una class action, per cui hanno ricevuto un risarcimento commisurato alle lesioni riscontrate. Ma le ferite della mente hanno impiegato diverso tempo per rimarginarsi.
Alcuni passeggeri avevano scattato delle fotografie durante l’incidente, e le immagini furono utilizzate per l’indagine. Emerse però una polemica, relativa al fatto che in una situazione del genere la sicurezza è primaria, e che scattare foto può essere contrario alla sicurezza. Uno di quelli che usarono la propria fotocamera fu Ho, che poi vinse il Canadian Press Picture of the Year 2006 nella categoria news.
Ho e Platt sono tra coloro che hanno sofferto successivamente di disturbo da stress post-traumatico, e che per circa un anno sono stati in psicoterapia. “Ricordo che ho iniziato ad avere incubi e, a poco a poco, non mi piaceva più salire sugli autobus e nemmeno stare in macchina”, ha raccontato Platt, che successivamente si è fatta fare un tatuaggio per ricordare l’incidente.
E un anno dopo è salita di nuovo su un aereo: la Air France offrì un volo andata e ritorno gratis a tutti i passeggeri coinvolti. E infine Platt è diventata un’assistente di volo, anche se in un’altra compagnia, e lo è stata per una decina di anni.