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“Mi piacerebbe vivere a Buckingham Palace”. Il viaggio di Carlo III negli Usa

I reali britannici hanno portato a termine la “missione” diplomatica a Washington, contrastando con garbo e ironia l’esuberanza e l’incostanza del presidente Trump

“Mi piacerebbe vivere a Buckingham Palace”. Il viaggio di Carlo III negli Usa

La visita ufficiale negli Stati Uniti di Re Carlo III e della regina Camilla aveva uno scopo preciso ed evidente per tutti: ricucire i rapporti diplomatici tra Washington e Londra. I sovrani sono riusciti a destreggiarsi con grande maestria tra le intemperanze di Trump, sfoderando la stessa sobrietà venata di ironia che contraddistingueva l’atteggiamento della regina Elisabetta. La grazia e la cortesia, inoltre, non hanno impedito a Carlo III di chiedere con fermezza il sostegno statunitense all’Ucraina durante il suo discorso al Congresso. Chi temeva che il Re potesse essere umiliato da Trump dovrà ricredersi. Il presidente americano sembra sempre più affascinato dall’aura di potere e mistero che circonda la monarchia, complice anche una scoperta inaspettata.

“Cancellare il viaggio”

I quattro giorni negli Stati Uniti di Re Carlo III e della regina Camilla negli Stati Uniti, dal 27 al 30 aprile 2026, non sono cominciati sotto i migliori auspici. Secondo un sondaggio di YouGov, pubblicato il 26 marzo scorso, il 49% degli intervistati sperava che il viaggio di Stato venisse annullato. Solo il 33% auspicava che tutto si svolgesse come da programma. Un altro sondaggio, svolto da Ipsos tra il 17 aprile e il 21 aprile 2026 e citato dall’Express, evidenziava che il 43% degli intervistati voleva che il viaggio fosse cancellato, contro il 42% che chiedeva il contrario. Non solo: quattro britannici su dieci erano convinti che la visita non avrebbe cambiato le relazioni tra Stati Uniti e Gran Bretagna e quasi la metà degli intervistati non auspicava affatto che vi fossero rapporti privilegiati tra i due Paesi. Da dove arriva questa riluttanza?

“Un vicolo cieco”

L’Independent ha spiegato i vantaggi e gli svantaggi del viaggio, citando direttamente il parere dei lettori. Molti britannici, infatti, hanno paventato la possibilità che la visita potesse trasformarsi in una cocente “umiliazione” per Carlo III, un “vicolo cieco” per le relazioni diplomatiche, finendo per “alimentare l’ego del presidente, indebolendo la Gran Bretagna, soprattutto dopo le recenti tensioni in merito alla guerra in Iran”, ha riportato il quotidiano britannico. Del resto, ha puntualizzato un lettore, Trump “non ha considerato degni di rispetto nemmeno il Papa, la premier giapponese e Zelensky…”. Forse, però, Re Carlo III può contare su qualcos’altro.

“Un grande uomo”

[Re Carlo III] è…un uomo fantastico…Lo conosco bene…da anni. È un uomo coraggioso e un grande uomo”, ha dichiarato Trump in un’intervista telefonica alla Bbc, nell’aprile 2026, prima del viaggio ufficiale. Il presidente statunitense non ha mai nascosto la sua ammirazione per quasi tutta la royal family britannica (fatta eccezione per Harry e Meghan), in particolare per Elisabetta II e per Carlo III. Certo, Trump non è esattamente famoso per la coerenza e la fermezza dei suoi giudizi, ma in questo caso l’impressione, rilevata negli anni anche dai media, è che il tycoon subisca il magnetismo della Corona britannica. Questa fascinazione sarebbe stata evidente da alcuni gesti e commenti fatti da Trump durante la visita di Re Carlo.

Una vigorosa stretta di mano

Lo scorso 27 aprile il presidente Trump ha accolto Carlo all’ingresso della Casa Bianca con la sua “famigerata stretta di mano”, ha scritto l’Independent. Una dimostrazione di forza studiata, ha spiegato al quotidiano l’esperto di linguaggio del corpo Darren Stanton, per “rivendicare il potere e il controllo” sugli altri e come ha commentato lo stesso giornale, “per esercitare dominio e autorità sull’altra persona”. Una mossa che non ha per nulla intimidito Re Carlo III, il quale ha risposto alla stretta di mano con altrettanta forza, ritraendosi agli strattoni di Trump e mantenendo una postura rigida. Da una parte c’era Trump, a quanto pare ansioso di mostrarsi in tutta la sua gloria di fronte a una delle persone che ammira di più (e di cui, forse, nel profondo ha soggezione?). Dall’altra, invece, abbiamo visto Carlo III, cordiale come sempre (mai ossequioso), ma nello stesso tempo deciso a far valere le posizioni di Londra.

Infrazione al protocollo

Donald Trump ha violato il protocollo toccando il Re sul braccio e sulla spalla durante la cerimonia di benvenuto. Anche questo gesto potrebbe essere interpretato sia come la ricerca di un’alleanza con la persona stimata, sia come un’ulteriore dimostrazione di forza. È impossibile, infatti, che il presidente ignori la regola secondo la quale il Re e la Regina non possono essere toccati. Tuttavia i reali britannici, almeno in apparenza, non darebbero più tanto peso a tale violazione, ormai considerata, in parte, come un retaggio del passato (impossibile dimenticare l’aneddoto più famoso in proposito: l’abbraccio di Michelle Obama alla regina Elisabetta durante il primo viaggio all’estero di Barack Obama da presidente, nell’aprile 2009).

“Un’altra volta”

Stando al Daily Mail Trump avrebbe violato il protocollo una seconda volta durante la cerimonia di benvenuto. L’esperta di lettura delle labbra Nicola Hickling sostiene che il presidente, rivolgendosi al Re, avrebbe iniziato a raccontare dell’attentato subìto alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, avvenuto lo scorso 25 aprile. Sua Maestà, però, sarebbe intervenuto dicendo: “Preferirei non stare qui troppo a lungo…Penso che non dovrei stare qui”. Il presidente, allora, avrebbe cambiato argomento, rivelando: “…Proprio ora sono in contatto con Putin. Vuole la guerra”. Carlo avrebbe subito interrotto anche questa conversazione in modo deciso: “Ne discuteremo più tardi”. Trump, però, avrebbe continuato come se nulla fosse. Dopo pochi secondi il sovrano avrebbe ribattuto: “Un’altra volta”. A quel punto l’attenzione si sarebbe spostata sulla nuova sala da ballo della Casa Bianca, voluta dal tycoon: “Si vede da lì. Si vede fino alla sala da ballo. Vorrebbe vederla?”. Il Re, con sottile ironia, avrebbe risposto: “Sono sicuro che ce la mostrerà”.

Un’incredibile scoperta

Lo scorso 27 aprile il Daily Mail ha pubblicato i risultati di una ricerca secondo cui il presidente Donald Trump e Re Carlo III sarebbero cugini. Beninteso, cugini alla lontana. Addirittura di quindicesimo livello. I due, infatti, avrebbero un antenato comune, cioè John Stuart, terzo conte di Lennox (1490-1526). Solo che parentele simili, facendo un semplicissimo calcolo matematico basato sulla successione nel tempo delle generazioni, sono comuni a milioni di persone. Quindi Sua Maestà potrebbe avere cugini sparsi per tutto il globo. Nonostante ciò Trump ha subito condiviso la notizia con toni entusiastici sul suo social, Truth, svelando un desiderio che forse molti avevano già intuito: “Che bello! Ho sempre voluto vivere a Buckingham Palace!!! Tra poco parlerò con il Re e la Regina di questo!!!”. Cosa accadrebbe se tutti i parenti alla lontana di Sua Maestà volessero vivere a Palazzo?

Di fronte al Congresso

Lo scorso 28 aprile, al Congresso, Re Carlo III ha pronunciato un discorso storico citato da AP News (è il secondo sovrano britannico dopo Elisabetta II, che parlò di fronte al Parlamento statunitense nel 1991), mettendo in rilievo l’importanza della NATO e della coesione tra Stati Uniti e Regno Unito nella risposta al terrorismo all’indomani dell’11 settembre 2001. Attraverso questo frammento di Storia recente Sua Maestà ha chiesto a Trump e, in generale, agli Stati Uniti, di non dimenticare la questione ucraina: “Oggi…è necessaria la stessa incrollabile determinazione per la difesa dell’Ucraina e del suo coraggiosissimo popolo. È necessaria per garantire una pace davvero giusta e duratura”.

“Parlereste francese”

Il Re non si è limitato ad affrontare l’argomento relativo alla guerra in Ucraina, su cui Trump ha espresso pareri altalenanti. Durante il banchetto ufficiale alla Casa Bianca, lo scorso 29 aprile, Carlo ha punto sul vivo il presidente con una battuta tanto intelligente quanto fulminante, citata dal People: “Signor Presidente, di recente lei ha commentato che se non fosse stato per gli Stati Uniti le nazioni europee [oggi] parlerebbero tedesco”, (il riferimento è alla battuta che Trump fece nel maggio 2025, durante un discorso a Doha, in Qatar e che ribadì lo scorso gennaio al 56° World Economic Forum a Davos, Svizzera, come ha ricordato ancora il People).

Carlo ha proseguito: “Mi permetto di dire che se non fosse stato per noi, voi parlereste francese”. Difficile dire se il viaggio del sovrano riuscirà a dirimere i contrasti tra i governi di Londra e Washington, ma di certo Re Carlo III ha ottenuto un notevole successo personale e di soft power.

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