La morte di Renee Good, uccisa da un agente federale durante un’operazione di immigrazione in Minnesota, continua a scuotere gli Stati Uniti e ad alimentare proteste in diverse città. Mentre emergono nuovi filmati dell’episodio, la procuratrice della contea di Hennepin ha invitato il pubblico a consegnare qualsiasi video o prova utile alle indagini, in un clima di forte tensione politica e istituzionale.
Il video più recente, della durata di 47 secondi, è stato diffuso dal sito conservatore Alpha News e rilanciato dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS). Le immagini mostrano l’ultimo istante dello scontro dal punto di vista dell’agente dell’ICE Jonathan Ross, che si avvicina all’auto di Good mentre registra la scena con il telefono cellulare. Nello stesso momento anche la moglie della vittima, Becca Good, sta filmando. Pochi secondi dopo, mentre altri agenti ordinano a Good di uscire dal veicolo, l’auto si muove e Ross apre il fuoco. Il SUV perde il controllo e si schianta contro vetture parcheggiate.
L’amministrazione del presidente Donald Trump ha difeso l’operato dell’agente, sostenendo che abbia agito per legittima difesa. Anche il vicepresidente JD Vance ha affermato sui social che il video confermerebbe come la vita dell’agente fosse in pericolo. Di tutt’altro avviso il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, che ha definito “inaccettabile” l’argomento della legittima difesa.
Esperti di polizia e criminologi, tra cui docenti delle università della South Carolina e del Wisconsin, sottolineano come le immagini sollevino seri interrogativi sull’addestramento degli agenti: il fatto che Ross impugnasse un’arma in una mano e un cellulare nell’altra, affermano, suggerirebbe che la minaccia non fosse percepita come imminente. Il DHS non ha chiarito se gli agenti presenti indossassero bodycam, nonostante le direttive interne lo prevedano.
La procuratrice Mary Moriarty ha ribadito che l’agente non gode di immunità automatica e che anche le autorità locali hanno giurisdizione sul caso, nonostante la decisione dell’amministrazione Trump di escluderle formalmente dall’indagine federale. Il suo ufficio metterà online un portale per raccogliere filmati e testimonianze dei cittadini.
La vicenda ha avuto un’eco immediata a Minneapolis, città già segnata dall’uccisione di George Floyd nel 2020. Centinaia di persone sono scese in piazza, con proteste davanti a edifici federali e hotel che ospiterebbero agenti dell’immigrazione. Episodi di vandalismo hanno portato all’intervento delle forze dell’ordine e alla chiusura precauzionale delle scuole.
Gli spari di Minneapolis sono avvenuti durante quella che il DHS ha definito la più vasta operazione di controllo dell’immigrazione mai condotta negli Stati Uniti, con oltre 2.000 agenti coinvolti e più di 1.500 arresti annunciati.
La morte di Renee Good – almeno la quinta collegata a operazioni di immigrazione dall’inizio del nuovo mandato di Trump – è diventata un simbolo del dibattito sull’uso della forza e sui limiti dell’azione federale. Nuove manifestazioni sono previste nel fine settimana in diverse città, mentre il paese resta diviso tra richieste di sicurezza e appelli a una profonda revisione delle politiche migratorie e delle pratiche di polizia.