Le Ong iniziano a battere cassa in vista della stagione estiva e lo fanno in Germania, Paese che da sempre è loro favorevole, dove raccolgono anche la maggior parte dei finanziamenti. Ma quest’anno le casse sembrano languire, almeno stando a quanto dichiarato da Sos Humanity, organizzazione tedesca che opera nel Mediterraneo centrale lungo la rotta dei migranti che va dalla Libia all’Italia. Le cronache tedesche riferiscono che durante l’incontro organizzato a Berlino dalla Ong è stata ammessa la difficoltà a organizzare nuove missioni nei prossimi mesi, in particolare nella seconda metà del 2026.
La parte d’assenza che pesa di più è quella dei fondi statali, tagliati ormai due anni fa dal governo. Dei due milioni di euro annui stanziati dal Bundestag, a Humanity ne sono arrivati 785mila, ai quali si sono sempre aggiunti quelli dei finanziamenti privati e di organizzazioni amiche. Ma ora tutto è cambiato, perché stando a quanto hanno dichiarato dalla Ong, “l'anno scorso il nuovo governo federale ha cancellato il sostegno deciso dal Bundestag tedesco per due anni. Allo stesso tempo, gli aumenti generali dei prezzi riducono le donazioni in entra, mentre i costi operativi, in particolare per il carburante, più recentemente anche a causa della guerra in Iran, sono aumentati in modo significativo. Inoltre, le organizzazioni partner hanno dovuto ridurre le somme di finanziamento”.
Una concatenazione di fattori che ha portato a un vuoto di cassa per la Ong: secondo Sos Humanity, il divario di finanziamento ammonta a circa 2 milioni di euro. Una cifra importante che pesa assai nella pianificazione delle missioni in mare, una situazione che dichiarano essere aggravata anche dalle politiche del governo Meloni. La Ong ha lamentato l’assegnazione di porti lontani, il che farebbe lievitare il consumo di carburante per l’operazione.
Questo è uno dei motivi per i quali le Ong continuano a premere per avere l’assegnazione dei porti della Sicilia, principalmente di Lampedusa, in modo tale da poter consumare meno carburante possibile. Ma la gestione dei porti non è in capo alle Ong, è una prerogativa delle autorità che decidono sulla base di diversi fattori quale sia il porto più adatto per sbarcare i migranti.