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"Si esercitano per operazioni di decapitazione": cosa c'è dietro la mossa delle forze speciali cinesi

Esercitazioni di forze speciali sempre più realistiche, ispirate a operazioni di “decapitazione”, alimentano i timori che Pechino stia testando capacità e messaggi di deterrenza in funzione anti-Taiwan

"Si esercitano per operazioni di decapitazione": cosa c'è dietro la mossa delle forze speciali cinesi
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Negli ultimi mesi le forze armate cinesi hanno inscenato con crescente frequenza esercitazioni militari sempre più sofisticate che vanno oltre il semplice addestramento. Tra queste spiccano manovre di tipo tattico che evocano direttamente il concetto di “decapitazione”, ovvero operazioni volte a neutralizzare in modo rapido e chirurgico la leadership nemica all’inizio di un conflitto. Anche se Pechino in parte nega la loro natura offensiva, le immagini di unità speciali impegnate in raid notturni rapidi, coordinate da droni e con equipaggiamenti “silenziosi”, suggeriscono una finalità pratica ben oltre l’antiterrorismo.

Le strane esercitazioni di decapitazione della Cina

Secondo i resoconti pubblicati da vari media cinesi, nelle simulazioni una squadra d’élite utilizza droni per identificare un edificio-obiettivo, aggira le sentinelle con strumenti silenziosi e completa un’incursione in meno di due minuti, “eliminando” bersagli fittizi. Analisti ritengono che, pur mascherati da esercitazioni contro il terrorismo, questi scenari di addestramento servano anche a testare capacità operative di alta precisione applicabili in scenari di guerra reale contro obiettivi ad alto valore politico o militare.

Queste prove di forza non sono isolate ma si inseriscono in un contesto più vasto di pressione militare attorno a Taiwan e nella regione: nel corso della fine del 2025, l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ha condotto grandi esercitazioni intorno allo Stretto di Taiwan che hanno coinvolto aviazione, marina e missili a lungo raggio, testando blocchi navali simulati, attacchi di precisione e capacità di interdizione. Le autorità taiwanesi hanno rilevato un numero record di aerei cinesi in attività e lanci di razzi durante esercitazioni a fuoco vivo, che secondo Pechino servono a rafforzare la deterrenza contro ciò che considera “forze separatistiche” e “interferenze esterne”.

La mossa di Pechino

Secondo quanto riportato dalla Nikkei Asian Review, una delle ragioni per cui questi esercizi hanno attirato l’attenzione internazionale è l’apparente somiglianza con l’operazione speciale statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro nei primi giorni del 2026. La pubblicazione nipponica ha sottolineato che le forze speciali cinesi hanno recentemente tenuto una esercitazione di decapitazione che sembra simulare proprio la rimozione della leadership di Taiwan come possibile scenario di guerra futura.

Nel resoconto si citano espressamente le fasi operative dell’esercitazione: identificazione di un edificio-obiettivo via drone, incursione notturna di un team di forze speciali e uso di balestri militari per aggirare le difese, il tutto in un arco di tempo brevissimo. Questo tipo di manovra richiama la rapidità e coerenza dell’azione compiuta dalle forze statunitensi in Venezuela, dove un’operazione combinata di Delta Force e aviatori d’élite ha portato alla cattura senza vittime. Proprio per questa somiglianza, osservatori militari e analisti su Twitter e altre piattaforme internazionali hanno avanzato l’idea che Pechino stia studiando modelli di guerra non convenzionale per colpire obiettivi di alto profilo.

Tuttavia, anche dentro e fuori la Cina c’è un dibattito sul realismo di tali capacità. Alcuni esperti sottolineano che piazzare addestramenti di “decapitazione” non significa automaticamente possedere l’infrastruttura logistica, l’integrazione tra servizi e la raccolta di intelligence necessari per condurre con successo operazioni così delicate nel mondo reale.

Inoltre, altri osservatori sottolineano che, nell’immaginario strategico di Pechino, tali esercitazioni potrebbero servire tanto a dissuadere Taiwan quanto a lanciare segnali politici agli Stati Uniti e ad altri alleati regionali.

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