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“Sono una ragazza, non trans”. Imane Khelif annuncia il test di “verifica del sesso”

La campionessa olimpica di pugilato risponde alle accuse di Donald Trump e si dichiara pronta a sottoporsi a un test genetico, pur di poter partecipare ai Giochi di Los Angeles 2028

“Sono una ragazza, non trans”. Imane Khelif annuncia il test di “verifica del sesso”
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Imane Khelif, campionessa olimpica di pugilato, non si lascia intimidire dalle polemiche e ha dichiarato di essere pronta a sottoporsi a un test genetico di verifica del sesso pur di partecipare ai Giochi di Los Angeles 2028. La boxeur algerina, 26 anni, ha risposto così alle affermazioni del presidente statunitense Donald Trump, che l’aveva definita un “pugile di sesso maschile”.

Khelif era salita alla ribalta mondiale vincendo la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024, ma la sua partecipazione e vittoria avevano scatenato un acceso dibattito sul genere, dopo le accuse secondo cui avrebbe fallito un test genetico sul sesso.

La vicenda dei test di idoneità

Nel 2025, la World Boxing aveva introdotto test obbligatori per la verifica del sesso degli atleti, citando proprio Khelif nell’annuncio, per poi scusarsi successivamente. Da allora, la campionessa non ha più gareggiato, portando la questione al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS) per poter competere senza sottoporsi ai test, ma l’udienza è ancora da fissare.

Pur ferma sulla sua battaglia legale, Khelif ha però dichiarato: "Ovviamente accetterei di fare tutto quello che mi viene richiesto per partecipare alle competizioni", confermando la volontà di gareggiare evitando i compromessi.

La polemica con Donald Trump

La polemica è partita lo scorso anno, quando il presidente Trump aveva firmato un ordine esecutivo dal nome: “Keeping Men Out of Women's Sports” (Escludere gli uomini dalle competizioni femminili), definendo proprio la Khelif un “pugile maschio” che avrebbe “rubato la medaglia d’oro alle donne” a Parigi. Inoltre a gennaio, durante un discorso ai legislatori repubblicani, aveva ribadito le sue accuse sulla pugile algerina.

Khelif ha risposto con forza queste dichiarazioni, precisando di essere nata donna:
"Non ho chiesto nulla di tutto questo. La politica attorno alla mia situazione va oltre me stessa. Rispetto tutti, e rispetto Trump perché è il presidente degli Stati Uniti, ma non può distorcere la verità. Non sono trans, sono una ragazza. Sono cresciuta come una ragazza, tutti nel mio villaggio mi hanno sempre considerata come tale."

La boxeur ha però chiarito di aver seguito trattamenti ormonali per abbassare i livelli di testosterone, in linea con le normative esistenti per le atlete con differenze dello sviluppo sessuale, il (DSD).

Le Olimpiadi di Los Angeles e le nuove regole

Le specifiche della pugile nascono per il timore di non poter partecipare alle Olimpiadi del 2028, perché queste prevederebbero un divieto per le donne transgender, anche se non è chiaro se saranno imposti limiti agli atleti DSD dopo il caso di Parigi 2024. Attualmente, ogni disciplina sportiva può decidere singolarmente, a patto che i livelli di testosterone degli atleti siano sotto una soglia stabilita.

A questo proposito l’International Olympic Committee, presieduta da Kirsty Coventry, sta decidendo una linea guida che al momento vieterebbe la partecipazione di atlete transgender in tutte le discipline a Los Angeles.

Le parole della Khelif

Intervistata Khelif ha risposto: "Mi sto allenando duramente affinchè sia proprio Trump a darmi la medaglia. Lo rispetterò se lui rispetterà la verità”. E alla domanda dei giornalisti su cosa direbbe al presidente ha risposto: “Sono una ragazza, una giovane donna araba musulmana e faccio la pugile. Sto lavorando affinché sia proprio lui a consegnarmi la medaglia sul podio di Los Angeles."

L’impatto emotivo della vittoria

La vittoria a Parigi 2024 ha attirato un’attenzione così forte che persino la madre di Khelif le aveva consigliato di smettere di praticare pugilato: "Mamma mi disse: 'È troppo difficile da sopportare'. Gli attacchi erano così duri che mi suggerì di smettere. Ci ho pensato anch’io.

Ma quando guardo la mia medaglia, tutto svanisce. Nei tre mesi successivi ai Giochi la guardavo ogni giorno. Ero travolta dalle emozioni. Ho fatto così tanti sacrifici per arrivare fin lì e sono determinata a continuare per arrivare a Los Angeles"

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