Ci sono voluti 12 anni ma, alla fine, il caso delle suore saverine della congregazione delle Missionarie di Maria trucidate in Burundi ha avuto una conclusione. I carabinieri di Parma hanno arrestato Harushimana Guillaume, 50enne originario del Paese africano, gravemente indiziato di aver effettuato il massacro, che per anni ha però avuto accesso a fondi pubblici nel nostro Paese grazie alla coordinazione di una cooperativa.
Le vittime, suor Olga Raschietti, 83 anni, suor Lucia Pulici, 75 anni, e suor Bernardetta Boggian, 79 anni furono barbaramente assassinate nel 2014 nella parrocchia di Guido Maria Conforti a Kamenge, un quartiere alla periferia di Bujumbura, in Burundi, da sicari travestiti da chierichetti. Due di loro vennero sgozzate e l’altra decapitata, il tutto in meno di due giorni e Guillaume è accusato di concorso nel triplice omicidio in qualità di ideatore e organizzatore: gli viene contestato il ruolo di istigatore, co-organizzatore logistico dei delitti. Secondo gli inquirenti le suore sono state uccise per aver espresso il rifiuto di collaborare per l'aiuto alle milizie burundesi in Congo.
Guillaume si trova in Italia ormai da molti anni ed è l’ex coordinatore dell'associazione Parmaalimenta ma secondo gli investigatori “l'omicidio delle tre missionarie è maturato negli ambienti della polizia segreta del Burundi”, alla quale non apparteneva ma con la quale l’uomo aveva rapporti in quanto stretto collaboratore del generale Nshimirimana Adolphe. Eppure, da anni viveva tranquillamente nel nostro Paese, riuscendo a stringere rapporti anche con le istituzioni, considerando che la cooperativa solidale per il Burundi della quale lui è stato coordinatore ha ricevuto negli anni centinaia di migliaia di euro di fondi pubblici.
Nello specifico, “oltre 260 mila euro di fondi regionali hanno alimentato l'attività di un'associazione i cui progetti erano gestiti da un personaggio oggi in carcere perché gravemente indiziato di partecipazione a un triplice omicidio di inaudita ferocia”. Così ha denunciato il consigliere regionale e capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio comunale a Parma, Priamo Bocchi. Soldi che sono confluiti nella cooperativa dal 2018 a oggi tramite la Regione Emilia-Romagna e, in particolare, “nel triennio 2018-2020 i contributi regionali diretti ammontano a 82.858,50 euro”. Inoltre, “dal 2022 al 2024 i finanziamenti sono proseguiti attraverso il Comune di Parma, sempre con risorse regionali, per 146.346,40 euro” e a questi “si aggiungono 33.159,06 euro liquidati nel 2025 per il progetto ‘Nutrire il futuro'”.
Si tratta di risorse regionali, ha sottolineato Bocchi, che sono “confluite per anni in un progetto di cooperazione che nascondeva ritardi, sprechi, inefficienze documentate con dovizia e coperte solo da una stucchevole retorica umanitaria e che, fu chiaro fin dall'inizio, visti i personaggi coinvolti, rischiava di infangare l'immagine della città”. Ed esiste anche un progetto “Pas (Politiche alimentari sostenibili) Burundi” appena iniziato e con deadline nel 2027 per “un intervento da 1,8 milioni di euro per il triennio 2025-2027, che vede ancora il Comune di Parma e l'associazione Parmaalimenta tra i partner”. E così, mentre l’Italia si dimenticava delle sue sorelle trucidate in Africa, dove svolgevano attività solidale, l’uomo ora gravemente indiziato per la loro morte si trovava in Italia e riceveva fondi pubblici.
E allora la domanda che, con sempre maggiore forza si affaccia quando emergono questi casi è sempre la stessa: cosa sappiamo delle centinaia di migliaia di stranieri che vivono nel nostro Paese e, come in questo caso, sfruttano il buonismo italiano?