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Deve fare una colonscopia d'urgenza ma è costretto ad aspettare un anno: la denuncia di Rete Civica Articolo 32

La vicenda riguarda un cittadino di Pozzallo. La rete civica: "Normale chiedersi a cosa servano gli screening e le campagne dedicate alla prevenzione se poi c’è una lista d’attesa infinita anche di fronte a emergenze conclamate"

Deve fare una colonscopia d'urgenza ma è costretto ad aspettare un anno: la denuncia di Rete Civica Articolo 32
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Fa lo screening di prevenzione per il tumore al colon retto gratuito e consigliato dalla sanità pubblica come sistema utilissimo e indispensabile di prevenzione. Riceve l’amara conferma che sì, c’è sangue occulto nelle feci e che, dunque, deve sbrigarsi a fare la colonscopia. Tutto ok se non fosse proprio nel momento del bisogno, gli dicono che dovrà aspettare quasi un anno per la colonscopia. Tutto ciò emerge dalla denuncia della Rete Civica Articolo 32, firmata dal presidente Rosario Gugliotta. La vicenda riguarda un cittadino di Pozzallo, città di frontiera, dirimpettaia di Malta, punto di approdo di migranti, il secondo in Sicilia dopo Lampedusa. Il diligente e previdente cittadino, ha seguito il percorso di screening per il tumore al colon-retto promosso dall’ASP di Ragusa e al terzo prelievo, 17 marzo, si è sentito dire che c’è presenza di sangue occulto: un segnale d’allarme rosso. In questi casi, la procedura prevede una colonscopia immediata per escludere o confermare la presenza di una neoplasia. E infatti, il suo medico curante, un giorno dopo, 18 marzo, emette un’impegnativa con priorità per esecuzione della colonscopia entro 10 giorni. La risposta della sanità pubblica lo disarma: la prenotazione, infatti, gli viene fissata a 11 mesi di distanza, 12 febbraio 27 alle ore 9. “Normale chiedersi a cosa servano gli screening e le campagne dedicate alla prevenzione se poi c’è una lista d’attesa infinita anche di fronte a emergenze conclamate”, si chiede la rete civica affermando che non si tratta di disservizio burocratico ma di un concreto rischio di compromettere irrimediabilmente l’efficacia delle cure, trasformando una diagnosi precoce in una sentenza tardiva. Secca la replica dell’ASP7 di Ragusa che ha escluso in modo categorico che il caso di specie sia riconducibile al programma di screening oncologico aziendale per il colon retto. E questo perché, spiegano dall’azienda sanitaria provinciale, “il campione processato è uno mentre nella vicenda riportata si fa riferimento a tre prelievi: elemento che conferma come l’accertamento sia stato effettuato al di fuori delle procedure standard promosse dall’Azienda”. C’è anche un altro particolare che amor di verità evidenzia: in caso di esito positivo dello screening, il paziente viene preso in carico direttamente dai servizi competenti e richiamato per i successivi approfondimenti, senza necessità di rivolgersi al medico curante per la richiesta di colonscopia.

Infine, sempre l’ASP di Ragusa spiega che nei casi in cui il medico indichi una precisa classe di priorità per il suo paziente, lo stesso può richiedere i percorsi di tutela previsti dalla normativa vigente per l’esecuzione della prestazione entro i tempi istituzionali. E vista la classe di priorità “breve” della circostanza, questa procedura avrebbe potuto essere richiesta e attivata

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