Ha suscitato forte indignazione e numerose polemiche, la vicenda della morte di Antonia Notarangelo, una donna di 78 anni residente a Vieste. L’anziana perse la vita la notte del 31 agosto scorso mentre la figlia la stava accompagnando in auto verso un ospedale dopo aver tentato invano di trovare un’ambulanza disponibile. A distanza di mesi dai fatti, la Procura di Foggia ha deciso di approfondire quanto accaduto disponendo la riesumazione della salma e un’autopsia per chiarire le cause del decesso e accertare eventuali responsabilità. L’inchiesta giudiziaria, coordinata dal pubblico ministero Matteo Stella, vede al momento quattro persone indagate per concorso in omicidio colposo, tre operatori sanitari e incredibilmente anche la figlia della vittima.
La mancanza di ambulanze
Secondo quanto ricostruito dalla famiglia, tutto ebbe inizio quando l’anziana accusò un malore nella sua abitazione. I familiari contattarono immediatamente il servizio di emergenza 118, ma in quel momento tutte le ambulanze disponibili nella zona risultavano già impegnate in altri interventi. L’unico mezzo che avrebbe potuto raggiungere la donna proveniva da Peschici, ma i tempi di attesa si prospettavano lunghi. Per questo motivo, su indicazione del personale sanitario, la famiglia decise di accompagnare la donna direttamente al pronto soccorso di Vieste con mezzi propri, nella speranza di ricevere assistenza più rapidamente. Quella che sembrava la soluzione più giusta si rivelò invece l’inizio di una serie di eventi che, secondo i familiari, segnarono tragicamente quella notte.
L’arrivo al pronto soccorso di Vieste
Una volta giunti al pronto soccorso, la situazione non migliorò. All’interno della struttura non era presente un medico in quel momento e le condizioni dell’anziana non sarebbero state valutate con la necessaria attenzione. La famiglia sostiene che la gravità del quadro clinico non sia stata riconosciuta immediatamente e che la donna sia rimasta in attesa senza ricevere una visita medica approfondita. Dopo oltre un’ora di attesa, senza che si fosse trovata una soluzione per il trasferimento sanitario, la figlia prese una decisione di accompagnare la madre con la propria auto all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, una struttura considerata più adeguata per affrontare eventuali emergenze.
La tragedia
La scelta di mettersi in viaggio rappresentava l’ultima speranza per salvare la donna. La figlia si mise quindi alla guida, con l’intenzione di raggiungere il più rapidamente possibile l’ospedale. Purtroppo dopo pochi chilometri, lungo la strada che collega Vieste a Peschici, l’anziana smise di respirare. La figlia, sotto choc, contattò i familiari per chiedere aiuto. La morte avvenne all’interno dell’automobile, in una zona isolata del Gargano, mentre la donna era ancora tra le braccia della figlia.
L’inchiesta della procura di Foggia
A rendere pubblica la vicenda è stato il figlio della vittima, Pasquale Ciuffreda, attraverso una lettera aperta in cui ha raccontato nel dettaglio quanto accaduto quella notte. Ora La magistratura ha aperto un fascicolo per chiarire ogni aspetto. L’obiettivo degli investigatori è capire se vi siano state eventuali negligenze o omissioni nell’assistenza sanitaria prestata alla donna nelle ore precedenti alla morte. Per questo motivo la Procura ha disposto un accertamento tecnico non ripetibile, con il conferimento dell’incarico ai consulenti previsto per il 17 marzo. L’autopsia dovrà stabilire con precisione le cause del decesso e verificare se l’approccio diagnostico e terapeutico adottato sia stato adeguato alle condizioni della paziente. Nel procedimento risultano undici parti offese, tutte appartenenti alla famiglia della donna.
Indagata la figlia per omicidio colposo
L’inchiesta ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di quattro persone per concorso in omicidio colposo. Tra queste figurano tre operatori sanitari che avrebbero avuto un ruolo nella gestione dell’emergenza e, in modo sorprendente, anche la figlia della vittima. La decisione di includere la donna tra gli indagati ha suscitato molte discussioni, poiché proprio lei aveva cercato di salvare la madre accompagnandola in ospedale con la propria auto. Secondo la Procura, si tratta di un atto dovuto nell’ambito delle indagini, necessario per consentire a tutte le parti coinvolte di partecipare agli accertamenti tecnici con i propri consulenti.
La posizione della difesa
L’avvocato Michele Sodrio, che assiste la famiglia della vittima, ha commentato la notizia parlando di un “tragico paradosso”. Secondo il legale, infatti, la donna avrebbe semplicemente cercato di salvare la madre in una situazione di emergenza e non dovrebbe essere considerata responsabile della sua morte. L’avvocato ha inoltre dichiarato che la difesa nominerà un medico legale di fiducia per seguire tutte le operazioni disposte dalla Procura. Solo dopo l’esito dell’autopsia e delle analisi tecniche sarà possibile comprendere con maggiore chiarezza cosa sia realmente accaduto. Il legale ha anche sottolineato che non permetterà che eventuali responsabilità legate a possibili carenze dell’assistenza sanitaria vengano scaricate sulla figlia della donna.
Un caso che ha scosso l’opinione pubblica
La vicenda di Antonia Notarangelo ha avuto un forte impatto sulla comunità locale.
In particolare, sono state sollevate domande sulla disponibilità di ambulanze e sulla presenza di personale medico nei presidi di pronto soccorso e soprattutto sulla decisione considerata “incredibile” di indagare la figlia per omicidio colposp. La scelta della Procura di procedere con ulteriori accertamenti rappresenta ora un passaggio fondamentale per fare chiarezza su quanto accaduto quella notte.