Aggredisce i medici e si conficca un chiodo in testa. La follia del detenuto

Un cittadino rumeno, detenuto presso il carcere di Terni, si è reso protagonista di tre gesti folli in poche ore

Aggredisce i medici e si conficca un chiodo in testa. La follia del detenuto

Prima ha aggredito il medico di guardia che lo stava visitando, minacciandolo di morte. Poi si è presentato in infermeria con una lametta in bocca, minacciando la dottoressa. E per finire, si è piantato un chiodo in testa. Questi i gesti a dir poco folli compiuti in sequenza nelle scorse ore da un uomo originario della Romania, detenuto presso il carcere di Terni. A denunciare l'accaduto è il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria, in una nota diramata ieri che snocciola gli episodi del quale si sarebbe reso protagonista lo straniero. Quest'ultimo, accompagnato una prima volta in infermeria per alcuni accertamenti medici da lui stesso sollecitati, avrebbe iniziato ad inveire contro il dottore, sputandogli in faccia ed aggredendolo. Solo grazie al tempestivo e pronto intervento dell’agente di polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza, a detta del Sappe, il peggio è stato evitato.

Evidentemente non pago, nelle ore successive, il detenuto avrebbe chiesto di essere nuovamente visitato in quanto intenzionato a mettere in atto uno sciopero della fame. Lamentava a quanto sembra anche una lesione al sopracciglio e un dente spezzato, ma la dottoressa non avrebbe riscontrato nulla di tutto ciò. In compenso, non avrebbe potuto fare a meno di notare come l'uomo nascondesse in bocca un corpo estraneo, probabilmente una lametta. E quando al termine della visita la dottoressa ha chiesto conto al detenuto dei motivi che lo hanno spinto a fingere di essere ferito pur di farsi visitare, quest'ultimo l'avrebbe minacciata di morte estendendo gli insulti e le minacce anche al figlio minorenne e al resto della sua famiglia. Anche in quel frangente si è reso necessario il supporto degli agenti, per scongiurare una nuova aggressione fisica ed evitare che la situazione precipitasse definitivamente.

Ma non è tutto, perché sempre secondo il Sappe, lo straniero sarebbe tornato in infermeria per la terza volta nel giro di ventiquattr'ore. Anche se stavolta il motivo appariva evidente: il detenuto si era conficcato un chiodo in testa, per ragioni ancora da accertare. L'accaduto ha spinto il segretario generale del Sappe, Donato Capece, ad una dura riflessione sul lavoro che gli agenti di penitenziaria si trovano a svolgere nelle carceri italiane. E ha rivolto un appello al governo Meloni, ribadendo in primis la necessità di provvedere a disporre quelle nuove assunzioni mai attuate dai precedenti governi di sinistra.

"Tutti i giorni i poliziotti penitenziari devono fare i conti con le criticità e le problematiche che rendono sempre più difficoltoso lavorare nella prima linea delle sezioni delle detentive delle carceri, per adulti e minori - il suo pensiero - senza avere gli strumenti necessari. Confidiamo che adesso si possano finalmente vedere fatti concreti".

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