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Il killer del capotreno fuggiva in Austria

Aveva un biglietto per Villach. E un ordine di allontanamento dall'Italia del 23 dicembre

Il killer del capotreno fuggiva in Austria
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Pronto a espatriare. Marin Jelenic, il presunto killer del capotreno, sapeva bene perché era ricercato dalla polizia. Quando viene fermato per la terza volta in poche ore, martedì sera a Desenzano del Garda, Brescia, ha in tasca un biglietto Tarvisio-Villach, appena oltre il confine austriaco. Nello zaino due coltelli da cucina di 9 e 12 centimetri.

L'uomo, 36 anni, senza fissa dimora, più volte denunciato per porto abusivo di arma da taglio, aggressione, atti vandalici, furto, ha trascorso la notte dell'omicidio nella sala d'attesa dell'ospedale Niguarda. Dove avrebbe potuto fare altre vittime. Una volta riconosciuto a Desenzano gli agenti l'hanno ammanettato 24 ore dopo l'aggressione mortale ad Alessandro Ambrosio, il 34enne di Trenitalia accoltellato alle spalle nell'area riservata ai dipendenti delle ferrovie, sul piazzale ovest della stazione di Bologna. E ricostruito tutti i suoi spostamenti dal pomeriggio del 5 gennaio alla sera dell'Epifania.

Le telecamere lo riprendono al binario 1, qui viene identificato dalla Polfer che, successivamente, può dare un nome al sospetto omicida. Qualche istante dopo l'uomo pedina Ambrosio fino a quando lo assale a tradimento. Un solo colpo alla schiena gli perfora un polmone. Sono le 17,55 quando il cadavere di «Ambro» viene scoperto da un dipendente di Italo. Partono le indagini dai sistemi di video sorveglianza. Ma Jelenic è già su un treno regionale diretto a Milano. A Fiorenzuola d'Adda viene fatto scendere perché molesto e senza biglietto. Sono passate due ore, l'ordine di cattura non è stato ancora diramato e Jelenic, identificato dai carabinieri, viene lasciato andare. L'uomo sale su un Intercity verso Milano Rogoredo. Nessuno se ne accorge. Sono le 22,40, quattro ore e mezza dall'omicidio quando arriva in stazione Centrale. Le telecamere della Polfer lo riprendono ancora una volta fra i passeggeri, poi in piazza Duca d'Aosta. A mezzanotte e un quarto sale su un tram della linea 4 e arriva al Niguarda, dove passa la notte. Le immagini s'interrompono alle 6,40. Per raggiungere Desenzano il 36enne avrebbe preso un pullman. E qui viene fermato una terza volta, quella definitiva.

Violento, rissoso, fortemente aggressivo e lesto di coltello, Jelenic. Sempre pronto a sfidare chiunque cerchi di bloccarlo, forze dell'ordine comprese. Precedenti a non finire eppure, e qui la sua storia ha dell'incredibile, non viene mai arrestato. La polizia mappa i suoi spostamenti, e le sue malefatte, negli ultimi mesi. «Il fermo è un punto di partenza» spiega il capo della squadra mobile di Bologna Guglielmo Battisti. Nessun cellulare con sé eppure Jelenic riesce a fare due chiamate in Croazia. Cercava appoggi?

L'uomo viene denunciato almeno 5 volte nel Nord Italia per detenzione di coltelli ma lasciato sempre andare. Unica condanna, sospesa, a Vercelli per resistenza a pubblico ufficiale. A Bologna, giugno 2025, viene controllato dai carabinieri all'Happy Center perché infastidisce altri senza fissa dimora. In tasca un cutter e un astuccio con 20 lame. A ottobre devasta un supermercato di Udine. Il 23 dicembre viene trovato al Corvetto, Milano, con un coltello da cucina. Il prefetto emette un ordine di allontanamento dallo stato italiano da eseguire entro 10 giorni.

Il 30 dicembre a Pavia gli viene confiscato un coltello di 24 centimetri, denunciato e rimesso in libertà. Jelenic è nel carcere di Brescia in attesa della convalida del fermo. Omicidio volontario pluriaggravato l'accusa, per «motivi abietti».

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