Un po’ di pace per i resti di Liliana Resinovich, la donna di 62 anni scomparsa da Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta tre settimane più tardi nel boschetto dell’ex ospedale giuliano. La procura, dopo che il fratello Sergio Resinovich aveva espresso in tv il desiderio che le fosse assicurata una sepoltura dopo la riesumazione, ha disposto infatti il nulla osta alla ri-tumulazione.
Ci sono però delle novità in questo nulla osta, mostrato durante la puntata di “Chi l’ha visto?”. Innanzi tutto è presente su esso la data di morte: è quella della scomparsa, e non quella del ritrovamento, 5 gennaio 2022, come invece c’era scritto sulla precedente sepoltura. Inoltre vengono riportate nel documento le cause della morte: “Asfissia meccanica esterna”. Sostanzialmente quindi, dopo la consulenza collegiale del team guidato da Cristina Cattaneo, anche questo nulla osta dà l’ufficialità che si sia trattato di un omicidio, e non di un suicidio come avevano ipotizzato le precedenti indagini.
Non solo. In base alla decisione della procura, viene fatto “divieto di cremazione e di sottoporre la salma ad attività di studio o di qualunque genere, dovendo la stessa rimanere a disposizione per ulteriori esigenze investigative”. In altre parole, il corpo della donna non potrò essere cremato, come ha sempre sostenuto il vedovo Sebastiano Visintin, da poco meno di un anno unico indagato per l’omicidio.
Tuttavia, in base a una nuova legge del 9 marzo 2026, che entrerà in vigore il prossimo 8 aprile, Visintin non dovrebbe affatto occuparsi delle esequie, ma ci sono molti dubbi, poiché si è in un periodo di transizione su questa nuova norma. La quale stabilisce che “a decorrere dalla data di iscrizione nel registro degli indagati e fino al passaggio in giudicato della sentenza di assoluzione, al coniuge […] se designato quale rappresentante con specifici poteri in caso di morte […] sia precluso l’esercizio di qualsiasi diritto e facoltà in tema di tumulazione, inumazione o cremazione del cadavere”.
La legge è un segno dei tempi: era infatti capitato in passato, che in caso di femminicidio commesso da un marito, ci si interrogasse su chi dovesse disporre del corpo della vittima, e ora questa norma chiude il cerchio su un fattore collaterale ma non di poca importanza relativo a questo fenomeno.
Bisognerà invece capire se questa situazione si applica anche allo stesso Visintin, dato che la legge non è ancora in vigore. Solo una cosa è certa: Liliana Resinovich non potrà essere cremata, perché lo ha deciso la procura, che prosegue nel suo lavoro di indagine.