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Giallo Resinovich, c'è un nuovo indagato. Il nodo della frattura al centro degli interrogativi

Una nuova indagine collaterale all’omicidio di Liliana Resinovich ci sarebbe una persona indagata per frode processuale

Giallo Resinovich, c'è un nuovo indagato. Il nodo della frattura al centro degli interrogativi
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Ci sarebbe una persona indagata per frode processuale nell’ambito delle indagini sulla morte di Liliana Resinovich, la 62enne scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e il cui corpo è stato ritrovato tre settimane più tardi, il 5 gennaio 2022, nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico giuliano. I fatti al centro della nuova indagine sarebbero stati commessi proprio a gennaio 2022.

La trasmissione Chi l’ha visto?” ha lanciato la notizia, spiegando sui propri canali social che un procedimento autonomo sarebbe stato aperto in base all’articolo 374 del Codice penale, che può portare alla sbarra chi altera “artificiosamente lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone” per “trarre in inganno il giudice” o “il perito nell’esecuzione di una perizia”. E intanto sui social già si grida al depistaggio.

Il Piccolo di Trieste ipotizza un nome: si tratterebbe, secondo la testata, del tecnico Giacomo Molinari, alias Sektor Jack che è il suo nickname sul web: Molinari è il preparatore anatomopatologo che l’11 gennaio 2022 avrebbe lavorato sul corpo di Resinovich nell’ambito degli accertamenti condotti dal medico legale Fulvio Costantinides. Tuttavia il tecnico ha precisato proprio a Il Piccolo di non aver ricevuto alcuna notifica in merito.

A maggio 2025, Molinari avrebbe dichiarato di aver forse provocato lui la frattura della vertebra T2 sul corpo di Resinovich, frattura riscontrata però, nella consulenza collegiale guidata da Cristina Cattaneo, come avvenuta quando la donna era in vita. In altre parole, la consulenza Cattaneo non individuava lesioni o fratture post mortem, per cui si ipotizzava che la frattura non fosse stata notata in sede di tac.

Molinari aveva spiegato che quelle fratture possono essere comuni con il poggiatesta utilizzato per la preparazione di Resinovich, e aveva rimarcato di aver fatto ricorso all’etica nel suo modus operandi: “L’alternativa sarebbe anziché fare un’incisione a Y, che quindi mi consente di avere un taglio basso e alla ricomposizione nasconderlo in vista del funerale, effettuare un taglio lungo, fino sopra il mento e aprirlo. Ovviamente così non provochi nessuna frattura, ma non lo ripresenti più il corpo”.

I consulenti della famiglia di origine di Liliana Resinovich, i professori Vittorio Fineschi e Stefano D’Errico, avevano però smentito Molinari: anche secondo loro, la vertebra T2 avrebbe subito la frattura ben prima di finire sul

tavolo autoptico. Per questa ragione il preparatore era stato querelato dal fratello della donna, Sergio Resinovich. Bisognerà attendere per capire se ci saranno nuovi sviluppi su questo caso intricatissimo.

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