“Non ho ucciso Saman”. E spunta la nuova versione dello zio

Danish Hasnain, ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio della nipote Saman Abbas, ha raccontato la propria versione sulla notte in cui la ragazza scomparve

“Non ho ucciso Saman”. E spunta la nuova versione dello zio

Meno dieci. Mancano solo 10 giorni all’inizio del processo per l’omicidio volontario di Saman Abbas, la giovane scomparsa a Novellara la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2021. Il 10 febbraio infatti si riunirà per la prima volta la corte d’assise per rendere giustizia alla 18enne che si ritiene sia stata uccisa per essersi opposta al matrimonio forzato.

Per sequestro di persona, omicidio premeditato e occultamento di cadavere sono stati rinviati a giudizio il padre di Saman Shabbar Abbas, attualmente in carcere in Pakistan e considerato il mandante, la madre Nazia Shaheen ancora latitante, lo zio Danish Hasnain, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq.

Al momento ci sono state poche dichiarazioni da parte degli interessati: Shabbar ha affermato più volte che la figlia sia viva e sia fuggita in Belgio, tesi sostenuta per lungo tempo anche dai famigliari. Tuttavia a carico di Shabbar c’è un’intercettazione telefonica in cui l’uomo dice: “L’ho uccisa, l’ho fatto per il mio onore”.

La verità di Danish

Poche dichiarazioni finora anche da parte da Danish, sul cui giubbotto è stata rinvenuta una traccia di saliva il cui Dna è compatibile con quello di Saman. Lo zio, il 18 novembre 2022, aveva condotto però gli inquirenti in un casolare abbandonato a 700 metri dalla casa degli Abbas a Novellara: lì è stato trovato in una buca il corpo della povera giovane, che sta venendo studiato da esperti nominati dal tribunale.

Emerge però che un paio di giorni prima di questo avvenimento Danish abbia chiesto di parlare con la polizia penitenziaria del carcere di Reggio Emilia, affermando: “Voglio dirvi che io non ho ucciso Saman e per questo io non voglio avere una condanna per colui che ha ucciso Saman”. Eppure anche il fratellino di Saman, che si trova in una località protetta in Italia poiché minorenne, pare abbia puntato il dito contro lo zio.

Stando al racconto di Danish, la notte del 30 aprile, mentre era in casa, sarebbe stato contattato telefonicamente da Shabbar, ma non avrebbe risposto. In seguito sarebbero andato a svegliarlo i due cugini, che lo avrebbero condotto alle serre tra la casa e il casolare abbandonato. Qui avrebbe visto Saman per terra, senza vita: i cugini avrebbero affermato che a uccidere Saman sarebbe stata Nazia, ma secondo Danish le cose sarebbero andate diversamente. Nella versione di Danish, lui e i cugini avrebbero quindi portato il corpo al casolare, dove li attendeva una pala per l’occultamento.

Questo racconto potrà essere riscontrato dagli inquirenti: non saranno tanto decisive le testimonianze delle persone coinvolte, quanto i tabulati telefonici per stabilire se quanto raccontato da Danish corrisponda al vero a partire dalla telefonata non risposta di Shabbar.

Nuovo rinvio per Shabbar

Intanto in Pakistan c’è stato un nuovo rinvio nel processo a Shabbar.

Nella giornata di oggi il giudice avrebbe dovuto pronunciarsi sulla possibilità di libertà provvisoria su cauzione, ma è tutto rimandato al 7 febbraio. I tempi si assottigliano così tanto che diventa sempre più improbabile che il padre di Saman sia estradato per l’inizio del processo in Italia.

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