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Da Erika e Omar fino a La Spezia, cosa si nasconde dietro alla violenza degli adolescenti

In un libro, la criminologa Roberta Bruzzone analizza la violenza giovanile “all’ombra di Narciso”. Cosa nascondono i delitti commessi dai giovanissimi

Da Erika e Omar fino a La Spezia, cosa si nasconde dietro alla violenza degli adolescenti

Abanoub Youssef aveva 18 anni era un bravo ragazzo. Faceva il chierichetto e voleva bene alla sua mamma, tanto da vantarsi con i coetanei di essersi impegnato per comperarle un regalo speciale, a un’età in cui i genitori nel migliore dei casi rappresentano degli estranei cui ribellarsi. L’omicidio di La Spezia, in cui Aba - così lo chiamavano gli amici e i parenti - è solo l’ultimo in ordine di tempo tra i delitti commessi da adolescenti o ragazzi poco più grandi. E se si trattasse del sintomo di una questione più ampia?

Incremento della violenza giovanile: percezione o realtà?

Non solo maranza: la cronaca nera trabocca di episodi di violenza giovanile, che talvolta sfocia in un omicidio. Giovanissimi che vengono uccisi per motivi futili, ragazzi che uccidono i genitori. C’è da chiedersi se si tratti di una questione di percezione - grazie ai social, le notizie, in particolare quelle di cronaca nera, risultano più pervasive rispetto a un’era pre-Facebook, la piattaforma che ha cambiato tutto - o invece tutto corrisponda appunto a un fenomeno più ampio. Non esistono dati in tal senso, se eccettuiamo i dati locali che vengono raccolti periodicamente dalle procure per informare sul lavoro svolto. Ma sono dati frammentati, per provincia o anche meno.

Il narcisismo giovanile in un libro

Uno strumento per capire meglio può essere il libro di Roberta Bruzzone dal titolo “L’epoca della rabbia - Ragazzi che uccidono all’ombra di Narciso”, una sorta di approfondimento mirato sui giovanissimi del programma Rai condotto dalla criminologa “Nella mente di Narciso”.

All’interno del libro vengono esaminati alcuni dei casi più celebri relativi a omicidi commessi da adolescenti o poco più. Si parte con il duplice omicidio di Novi Ligure: il 21 febbraio 2001 i fidanzatini Erika De Nardo e Omar Favaro, rispettivamente 16 e 17 anni, uccisero la madre di lei Susy Cassini e il fratellino Gianluca di 11 anni. Furono condannati rispettivamente a 20 e 16 anni di reclusione. Si parla di “narcisismo distruttivo a due”, di “fusione patologica” e di “simmetria manipolatoria” e di una scena del crimine piena di rabbia, testimoniata dall’overkilling. Ma anche del tentativo di depistaggio, in cui Erika raccontò che il delitto fosse responsabilità di un gruppo di albanesi. “Per il narcisista, l’unica paura autentica non è la solitudine - scrive Bruzzone - la perdita o il giudizio altrui. È quella di essere visto per ciò che realmente è”. Erika De Nardo oggi è completamente scomparsa dal radar delle cronache, mentre Favaro, a diversi anni dalla fine della sua condanna, a gennaio 2026 è stato rinviato a giudizio per maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della ex moglie.

C’è poi il caso di Antonio De Marco, 23enne condannato all’ergastolo per aver ucciso il 21 settembre 2020 a Lecce i fidanzati Daniele De Santis ed Eleonora Manta. Molto si conosce su questo caso, anche perché De Marco ha lasciato dietro sé molti scritti su ciò che sentiva, provava, e anche sulla progettazione dello stesso delitto - tanto da essere individuato dagli inquirenti in base alle tracce lasciate. Quello di De Marco viene descritto come un narcisismo covert, che “non emerge dall’esibizionismo” ma “si alimenta di ferite invisibili, di rifiuti subiti”. Il trauma è infatti uno dei possibili elementi che, insieme ad altri, può contribuire a creare una personalità narcisistica.

Ma non c’è solo il trauma, perché il delitto si può annidare anche in contesti insospettabili. Come quello in cui è maturato l’omicidio, avvenuto a Pescara il 23 giugno 2024, di Thomas “Crox” Luciani. Dei due assassini non sono noti i nomi, indicati come M. e C., si sa che erano di buona famiglia e che inizialmente sono stati coperti dal gruppo di amici - salvo rimorso di uno di loro, che confessa tutto al fratello, accelerando il lavoro degli inquirenti. Uno dei testimoni raccontò che mentre Luciani rantolava nell’agonia delle coltellate inferte, i killer gli intimavano di stare zitto. “La dinamica di matrice narcisistica è chiara: l’altro non è percepito come persona, ma come oggetto da ‘zittire’, ridicolizzare, annientare perché hai osato sfidare il proprio potere”, scrive ancora Bruzzone.

C’è poi la vicenda di Alessandro Leon Asoli, che il 15 aprile 2021 ha servito delle pentette al veleno alla madre Monica Marchioni e al patrigno Lorenzo Grimandi: lei è sopravvissuta - anche a un successivo tentativo di soffocamento - per lui non c’è stato nulla da fare. Asoli è stato condannato a 30 anni e in tribunale ha chiesto scusa alla madre, chiudendo la sua “parabola psicologica” attraverso “un’ulteriore conferma dea sua struttura di personalità incentrata su una mente che fatica a distinguere tra verità e manipolazione, tra pentimento e strategia”.

Cosa possono fare i genitori

I genitori, ma anche la scuola e tutti quegli ambienti che concorrono alla crescita degli adolescenti, possono fare molto: la prevenzione non è sempre facile, ed è comune che alcuni segnali si abbia difficoltà a coglierli nei confronti di un figlio o di una figlia.

Per questa ragione, i primi due capitoli de “L’epoca della rabbia” si pongono come un vero e proprio manuale d’uso, per comprendere dei passaggi educativi fondamentali da non trascurare. Uno su tutti: validare le emozioni, uno dei primi passi per evitare la costruzione del prossimo Narciso.

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