Cronaca nera

Omicidio di Aosta, malore per Sohaib Teima. Oggi si decideva per l'estradizione

Il ragazzo, gravemente indiziato per la morte di Auriane Nathalie Laisne, si è sentito male mentre usciva del carcere per essere accompagnato davanti alla Corte d'Appello di Grenoble. Ieri aveva dato il suo assenso all'estradizione

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Malore per Sohaib Teima, il ragazzo italo-egiziano sospettato di aver ucciso la fidanzata, la 22enne francese Auriane Nathalie Laisne, trovata senza vita in una chiesa diroccata di Equilivaz, una frazione di La Salle in Valle d'Aosta, lo scorso 10 aprile. Il giovane si è accasciato a terra mentre usciva dal carcere di Lione, dove si trova recluso da 9 giorni, per essere accompagnato davanti alla Corte d'Appello di Grenoble. Oggi i giudici della Chambre de l'Instruction avrebbero dovuto pronunciarsi sull'estradizione dopo il mandato d'arresto europeo spiccato dall'Italia. L'udienza è stata rinviata al prossimo 25 aprile.

L'ipotesi dell'overdose da antidepressivi

Stando a quanto riportano i giornali francesi Le Dauphiné libéré e Le Progrès, all'origine del malore ci potrebbe essere un'overdose da antidepressivi. È stato l'avvocato francese del 21enne ad avanzare questa ipotesi, precisando che l'assistito sta assumendo psicofarmaci. Proprio ieri Sohaib aveva dato il suo assenso all'estradizione in Italia, dove è "gravemente indiziato" - le parole degli inquirenti italiani - dell'omicidio della giovane Auriane.

Le parole di Sohaib: "Non l'ho uccisa io"

Il ragazzo, che ora si trova ricoverato in ospedale, respinge le accuse da parte della Procura di Aosta: "Non sono stato io ad uccidere Auriane, non l'ho mai toccata e, quando ci siamo salutati, lei era ancora viva", sarebbero state le sue parole. "Sohaib è sereno - ha spiegato l'avvocato Lucia Lupi, che lo difende assieme al collega Igor Giostra -e sostiene di non aver fatto del male alla vittima. Ha anche raccontato altri particolari ma, al momento, nell'impossibilità di verificarli, preferiamo non farne parola".

L'arma del delitto

Proprio quest'oggi, gli investigatori sono tornati nella cappella abbandonata in cui "verosimilmente" si è consumato l'omicidio. Le unità cinofile dei carabinieri hanno perlustrato i boschi della zona alla ricerca dell'arma del delitto, con buona probabilità un coltello, che non è stata ancora ritrovata.

Le operazioni si sono concentrate tra la vegetazione e i ruderi del villaggio dell'Equilivaz, disabitato dopo una frana caduta nel 1879, ma senza risultato.

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