“Perché non hai chiamato i carabinieri?”. “Ho sbagliato”. Cambiano difesa i “Fratelli di Dio”

I "Fratelli di Dio" hanno parlato di "sbaglio" nel non allertare le forze dell'ordine per la strage di Altavilla Milicia. Lo riferisce uno degli avvocati

Screen Quarto Grado
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Hanno due avvocati differenti ora i “Fratelli di Dio”, indagati insieme ad altre due persone per la strage di Altavilla Milicia. L’11 febbraio 2024 sono stati trovati morti Antonella Salamone e due figli, Kevin ed Emanuel Barreca: stando alla prima ricostruzione, sarebbero stati uccisi nel corso di presunti “riti di purificazione”. Il corpo di Antonella è stato dato alle fiamme.

Le indagini scientifiche si stanno fondando su rilievi e tabulati telefonici, ma intanto altre indagini ambientali stanno avvenendo tra Sferracavallo, località in cui vivevano i “Fratelli di Dio”, alias Sabrina Fina e Massimo Carandente, e Partanna. Si cercano un sedicente guru e una sedicente santona, che pare effettuino esorcismi violenti per scacciare il demonio.

Questo dettaglio è importante in questa fase: Giovanni Barreca - marito di Antonella e padre delle altre due vittime - che, insieme alla figlia minorenne, è attualmente anche lui indagato, ha affermato che Carandente e Fina non solo sarebbero stati i protagonisti del massacro, ma durante la strage sarebbero stati al telefono con qualcuno. La coppia smentisce da sempre. La settimana prossima i legali dei due chiederanno di incontrare il gip.

Attualmente, come accennato, i “Fratelli di Dio” si stanno avvalendo di due difese differenti. Ma le loro versioni, così come quella di Barreca e la figlia, coincidono. “Loro riferiscono di questa versione, che possiamo definire alternativa, sul fatto che loro non c’entrano con quello che sono stati gli omicidi - ha chiarito a Quarto Grado Marco Rocca, avvocato di Carandente - E gli omicidi sarebbero stati perpetrati da Barreca. Il problema è che più passa il tempo e meno ricordano come stanno le cose,il fatto è questo. Per questo stiamo cercando di, quanto meno attraverso questi racconti, sollecitare la memoria. Loro raccontano una storia, dove questa ricostruzione deve essere, secondo me, riscontrata, e si può parlare effettivamente se ci siano stati o meno concorso, diciamo così, di terzi, penso che una volta che escano quelli che sono i tabulati telefonici”.

Quando a Rocca viene chiesto come mai il suo assistito e la compagna non abbiano chiamato i carabinieri, spiega che lo “riconoscono come errore e come sbaglio”: “Quando ho detto, ma perché non avete eventualmente chiamato i carabinieri? Mi dicono: ho sbagliato. Avevano paura”.

Gli fa eco Franco Janfer Critelli, avvocato Fina: “Vuole contribuire verso la verità, vuole che emerga la verità e la giustizia giusta. È in preghiera, una preghiera di pace.

Quindi è una persona provata e mi ha dato ampio mandato per dare contributo alla procura, tramite un interrogatorio per l’accertamento della verità di questa funesta storia. Qua ci vuole la verità piena: sono morte tre persone innocenti”.

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