Scena del crimine

"Prostituzione, droga, cybercrimine: vi svelo le mafie straniere in Italia"

Le mafie straniere in Italia sono modelli di criminalità che si sono innestati in diversi modi sulle mafie autoctone: "Sono la versione ‘discount’ delle mafie nazionali"

"Prostituzione, droga, cybercrimine: vi svelo le mafie straniere in Italia"

Non solo prostituzione e droga. Ma anche falso, caporalato e, a sorpresa, cybercrimine. "Diversi Paesi vedono il proliferare di cybercriminali. A volte si tratta di diffusione del malware, altre volte di ricatti", chiarisce a IlGiornale.it Francesco Esposito, autore del libro “Pizzakebab: viaggio tra immigrazione, criminalità e il sogno di conquista delle mafie straniere in Italia”.

Il volume è un interessante viaggio divulgativo, in cui la filosofia si mescola spesso all’attualità, per permettere al lettore di approfondire una tematica molto complessa, ramificata. Le mafie straniere sono infatti una realtà con cui l'Italia deve fare i conti, in cui la criminalità viene mescolata a fattori culturali, come per esempio nel caso delle mutilazioni genitali femminili.

Esposito, un capitolo delle sue ricerche è dedicato alle violenze di alcune culture straniere in Italia nei confronti delle donne. Cosa si potrebbe fare affinché non ci siano più Saman Abbas?

“Il femminicidio è una vera e propria patologia culturale che appartiene a molte società moderne. Si pensi come i numeri del femmicidio siano alti sia in Olanda, che ha un problema vero e proprio e non vuole ammetterlo, sia in Italia, Spagna, Maghreb e anche in Sudamerica. Spesso gli immigrati che non sono integrati si radicalizzano in pratiche tribali che nel loro Paese d’origine è sempre più un ricordo. Chi non è parte del tessuto sociale si attacca anche al crimine per sentirsi parte di qualcosa e avere un’identità”.

Restando in tema donne: in un romanzo, Andrea G. Pinketts raccontava una bizzarra vicenda di prostituzione che coinvolgeva le mafie siciliana e cinese. Nelle case chiuse c’erano donne siciliane in abiti tradizionali che si chiamavano Fior di Loto, e donne cinesi in total black di nome Concetta e Rosalia. Fuor di narrativa, quali sono le reali propaggini della mafia cinese in Italia?

“Tra le loro attività c’è il traffico di esseri umani: le persone, prostitute o bassa manovalanza, vengono vendute o scambiate da un’organizzazione di trafficanti a un’altra. Ci sono poi il riciclaggio finanziario, il mercato del falso, il caporalato e il cybercrimine. È un argomento così vasto e complesso che per affrontarlo, dovremmo partire dall’analisi delle stazioni fantasma della polizia cinese sul nostro territorio, argomento di un’urgenza assoluta”. (Il fenomeno delle stazioni fantasma consiste in centri servizi per i migranti "mascherati": attraverso essi il regime cinese controlla chi è emigrato e costringe al rimpatrio, ndr).

Come funziona il cybercrimine cinese?

“Al di fuori delle democrazie occidentali, diversi Paesi vedono il proliferare di cybercriminali. A volte si tratta di diffusione del malware, altre volte di ricatti. E naturalmente c’è il mercato del falso. Il perseguimento del crimine in patria è però differente dal modo in cui avviene in Italia”.

La mafia, si dice, è controllo del territorio. Partendo da questo, la madre di Denise Pipitone ha chiesto a Matteo Messina Denaro di parlare se a conoscenza del destino della figlia. È davvero possibile che il boss sappia qualcosa?

“La mafia non controlla tutto nel suo territorio di riferimento, ma solo i propri affari. Un’ipotesi di collegamento tra Denise e Messina Denaro temo sia un vicolo cieco, benché mi auguro come tutti che la bimba prima o poi venga trovata. Quando si mescola la cronaca nera agli affari di Cosa Nostra, ci deve essere una ragione ben precisa”.

Perché proliferano le piazze di spaccio in alcuni luoghi, per esempio nelle periferie, rispetto ad altri?

“Le ragioni possono essere diverse: c’è la logistica che richiede spazi ampi e comodi, ma i luoghi scelti sono anche quelli in cui lo Stato è assente. Tuttavia oggi la grande piazza di spaccio sul modello di Scampia è affiancato da modelli più piccoli e centrali. I centri storici delle città sono nuove piazze di spaccio e ogni bar può essere avamposto di sostanze stupefacenti”.

Cosa si può fare contro le piazze di spaccio?
“Le forze di polizia e le telecamere di videosorveglianza aiutano moltissimo, ma si deve andare a monte, creando cultura, generando alternative. Teatri, centri sportivi, formazione, spazi di aggregazione, biblioteche: sono tutte misure che possono prevenire il crimine, creare speranza”.

Le piazze di spaccio hanno delle caratteristiche distintive?

“Non ci sono segni distintivi, vengono conosciute con il passaparola, ma dobbiamo smettere di ragionare in termini di follia: i criminali hanno un piglio imprenditoriale nelle loro scelte. Quindi le piazze di spaccio devono possedere determinate caratteristiche: devono avere un ingresso con le sentinelle, il punto di consegna e un’uscita, in modo che i ‘clienti’ non si incrocino”.

A proposito di piazze di spaccio. In una nostra intervista l’avvocato di Rosa Bazzi e Olindo Romano ha spiegato che chiederà la revisione del processo. C’è un testimone che dice che la strage di Erba sarebbe legata a una vendetta trasversale della vicina piazza di spaccio. Come la vede?

“È un diritto presentare la revisione per Rosa e Olindo, ma è altrettanto importante rispettare le sentenze e ribadire che il tribunale ha stabilito la loro colpevolezza. Tuttavia sul territorio di Como e le piazze di spaccio in zona si potrebbe aprire una tavola rotonda”.

Come si collocano le mafie straniere sul substrato delle mafie italiane?

“In tre diversi modi: o servono le nostre mafie, o instaurano con esse un partenariato - come per esempio gli accordi tra ‘ndrangheta e la mafia albanese sullo spaccio di cocaina - o infine in una posizione di competizione o conflitto per emergere in maniera indipendente”.

In cosa consiste questo partenariato?

“Un po’ in tutto, ma poi ci sono delle ‘specializzazioni’. Prendiamo il caso della mafia nigeriana che si occupa di prostituzione: quando una mafia italiana locale concede uno spazio alla mafia nigeriana per esercitare lo sfruttamento della prostituzione, anche la mafia italiana ci guadagna. Non c’è un business mafioso che viene escluso da questo partenariato, è solo una questione di interesse, di ‘mercato’. Non esiste un business delle mafie straniere che non abbia avuto il vaglio o l’assenso, anche tacito, della mafia italiana”.

Quali sono gli ambiti di reato più percorsi dalle mafie straniere in Italia?

“Spesso le mafie straniere sono la versione ‘discount’ delle mafie nazionali: per capire i loro affari bisogna comprendere le richieste del ‘mercato del crimine’. Si va dalla droga, per lo più crack ed eroina da fumare, alla prostituzione a basso costo, fino al caporalato e al business dei prodotti falsi. In questo modo rispondono in modo low cost alle varie necessità. Qui, se la mafia italiana non c’è, è solo perché non è interessata a esserci”.

Si parla sempre troppo poco, rispetto a camorra o ‘ndrangheta, di Sacra Corona Unita. Come mai?

“Per due ragioni principali. La prima: parlare di mafia ‘made in Puglia’ disturba molto l'opinione pubblica e diversi addetti al lavoro del settore turistico che pensano di perdere affari. È sbagliato: la bellezza si può tutelare solo parlando del crimine e combattendolo. La seconda ragione: molti boss storici della Scu sono stati arrestati, sono al 41 bis, e chi ha preso le redini del loro malaffare si è diviso in una diaspora di mille frammenti impazziti”.

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