La stanza di Feltri

La ragazza di Palermo non è una vittima

Le accuse che le vengono mosse dagli inquirenti mi sembrano dunque fondate e non frutto di illazioni macchinose e vergognose che non tengono conto della di lei sofferenza

La ragazza di Palermo non è una vittima

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La ragazza di Palermo non è una vittima

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Caro Direttore Feltri,
mi pare evidente che la ragazzina di 17 anni il cui padre, a Palermo, ha ucciso madre e fratellini allo scopo di esorcizzarli, come ha confessato, non sia che una povera vittima, anche se è stata risparmiata dal babbo e dalla coppia complice di questi omicidi. Eppure oggi tutti i giornali la mettono in croce e la considerano autrice dei delitti al pari di coloro che li hanno architettati e compiuti. Sono indignato per tutto ciò. E lei cosa ne pensa?
Lasciamo in pace questa giovane che ha già perso mamma e fratelli in modo atroce e adesso si ritrova pure senza padre, dal momento che egli marcirà in carcere dove è giusto che stia rinchiuso a vita.
Vincenzo Russo

Caro Vincenzo,
noto che ragioni, come tanti, sulla base di stereotipi radicati e quindi anche di pregiudizi, che condizionano la tua maniera di osservare e valutare la realtà. Non ti preoccupare. Accade alla stragrande maggioranza della gente, non sei quindi l'unico. Tuttavia, ti suggerisco di provare a correggere questa tendenza, o questo vizio, sgombrando la tua mente da quelli che sono convincimenti radicati, che ti inducono a rifiutare verità che li contraddicono e che sono dunque incompatibili con ciò in cui credi, con la tua visione del mondo, una visione per certi versi rassicurante eppure alterata. Falsa.

Noi non condanniamo questa ragazza, perché per noi il principio della presunzione di innocenza è sacro. Ma neppure ce la sentiamo di affermare che ella, essendo soltanto un'adolescente, essendo anche femmina, ed avendo perduto madre e fratelli, sia per questi motivi e indiscutibilmente vittima inerme e linda.

Si dia il caso, innanzitutto, che la stessa abbia confessato di avere partecipato attivamente alle sevizie inflitte ai fratelli di 5 e 16 anni nonché alla mamma. E ha aggiunto di non essere pentita poiché avrebbe operato, insieme agli altri indagati, a fin di bene, ossia per liberare i tre dal demonio.

Le accuse che le vengono mosse dagli inquirenti mi sembrano dunque fondate e non frutto di illazioni macchinose e vergognose che non tengono conto della di lei sofferenza. Ti faccio notare che la ragazzina, quando gli agenti sono entrati in casa, facendo la macabra scoperta, dormiva beatamente nella sua stanza con accanto i telefonini sequestrati degli assassinati, due dei quali, ovvero i fratelli, giacevano incaprettati e morti nella stanza accanto. Mentre, in preda a sofferenze terribili, dopo una lunga agonia, la mamma e i fratellini spiravano, la diciassettenne conversava con le amiche tramite messaggi, come se nulla fosse, come se sotto i suoi occhi non si stessero consumando delitti sanguinosi. Ella avrebbe facilmente potuto, maneggiando i cellulari, chiedere aiuto, allertare le forze di polizia, rivelare qualcosa alle compagne, invece ha taciuto, ha evitato, ha coperto crimini e criminali.

Mi permetto di sottolineare un altro elemento, non irrilevante: l'adolescente ha raccontato nei dettagli le torture inflitte ai suoi consanguinei e di avere ballato sulla pancia del fratellino, mentre questi era legato, dopo ore ed ore di patimenti.

La giovane età e il genere non costituiscono cause che possano scagionare un individuo né attenuarne la colpa. Quindi, è giusto che la posizione dell'indagata venga analizzata, le sue azioni ricostruite, le sue responsabilità accertate. E tutto ciò non è cattiveria, si chiama «giustizia», caro Vincenzo, semplicemente «giustizia». Cattiveria, insensibilità, accanimento, ferocia, sono le cose semmai che la giovane ha usato contro madre e fratelli. Mentre la mamma veniva fatta a pezzi e arrostita, la fanciulla conversava con le amiche e navigava sui social. Per quanto un soggetto possa essere stato plagiato, indottrinato, possa avere subito una sorta di lavaggio del cervello, volto a persuaderlo che il diavolo si fosse impossessato dei corpi dei familiari, reagisce davanti al patimento di coloro che ama, alle lacrime, al sangue. Non ce la fa a rimanere indifferente.

Quando gli agenti hanno varcato la soglia di quella abitazione, hanno pensato subito che la ragazza fosse stata drogata. E non mi stupisco. Per tutti noi, anche per loro, non soltanto per te, è arduo accettare che una figlia, una sorella, una teenager, una femmina (che nella nostra cultura è sempre vittima), possa compartecipare a crimini tanto abominevoli e spietati.

La verità talvolta fa orrore.

Ma è sempre preferibile alla menzogna.

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