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Stella Boggio tenta di uccidersi dopo la condanna per omicidio

Aveva colpito il compagno in una lite, ora è fuori pericolo. Per i suoi avvocati aveva agito solo per legittima difesa

Stella Boggio tenta di uccidersi dopo la condanna per omicidio
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Due giorni fa ha assistito in silenzio alla lettura della sentenza che la condannava a 21 anni di carcere, nella notte ha tentato di uccidersi. Stella Boggio, la donna di 34 anni che ha ucciso il compagno Marco Magagna, ha ingerito una dose massiccia di tranquillanti con l'intento di suicidarsi. Ora è ricoverata, non è in pericolo di vita.

Da circa un anno la donna, che ha un figlio di 9 anni, si trova agli arresti domiciliari nella casa dei genitori a Limbiate. Nella notte di mercoledì, proprio quella successiva alla condanna per omicidio volontario da parte della corte d'Assise di Monza, ha preso farmaci in quantità, gli stessi che le erano stati prescritti per disturbi legati all'ansia. È stata soccorsa e portata d'urgenza all'ospedale di Garbagnate Milanese. Sarebbe fuori pericolo, le sue condizioni non sono gravi. Boggio era in aula a Monza con i propri legali il giorno della sentenza. La condanna è andata molto oltre la richiesta del pm Alessio Rinaldi, che aveva invocata una pena di 14 anni (ha sostenuto la tesi dell'omicidio con «dolo eventuale»). Così nella requisitoria: «Dall'istruttoria è emerso che Boggio ha subito maltrattamenti dal compagno, in una relazione durata pochi mesi ma molto turbolenta. Questo non la esenta dalle sue responsabilità. Nel momento in cui ha vibrato un colpo secco al cuore dell'uomo, infilando una lama di 18 centimetri per quasi tutta la lunghezza, non poteva non aspettarsi che quel colpo lo avrebbe ammazzato, quando invece avrebbe potuto uscire di casa o chiamare aiuto come aveva fatto in altre occasioni».

I giudici hanno inoltre fatto una diversa valutazione del bilanciamento tra aggravanti e attenuanti. La Corte, presieduta da Stefania Donadeo, ha ritenuto le attenuanti generiche equivalenti, e non prevalenti, rispetto all'aggravante della relazione sentimentale con la vittima. Gli avvocati della 34enne hanno sempre sostenuto la tesi della legittima difesa. Uno dei difensori, l'avvocato Manuel Messina, con delusione dopo il verdetto ha ribadito che l'imputata la notte tra il 6 e il 7 gennaio del 2025 si sarebbe semplicemente difesa da una aggressione subita da Magagna. L'omicidio è avvenuto durante una lite nell'appartamento di Bovisio Masciago dove Stella Boggio viveva con il compagno, che aveva 38 anni ed era originario di Arese.

Le indagini hanno stabilito che l'uomo è stato appunto colpito con violenza al cuore. L'arma del delitto è un coltello da cucina. E l'accusa ha sostenuto che la donna, invece di uccidere, avrebbe potuto fuggire. La relazione tra i due, come è emerso dal processo, era malata, caratterizzata da violenze reciproche. La stessa Boggio aveva già minacciato di morte il partner.

Il verdetto di due giorni fa ha anche riconosciuto poco meno di 600mila euro di risarcimento provvisionale a favore dei familiari della vittima, che si sono costituiti parte civile con l'avvocato Marco De Luca. La sentenza non ha tolto all'imputata escluso la potestà genitoriale.

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