Allarme radon nelle abitazioni: "Causa del 10% dei decessi per tumore polmonare"

Gas radioattivo inodore e insapore si annida anche nelle abitazioni ed è pericoloso per la salute umana in alte concentrazioni come l'amianto

Allarme radon nelle abitazioni: "Causa del 10% dei decessi per tumore polmonare"

In Italia è presente in percentuali doppie rispetto alla media mondiale per la natura geologica del nostro Paese: circa 80 becquerel al metro cubo contro 40.

Gas radioattivo inodore e insapore si annida anche nelle abitazioni ed è pericoloso per la salute umana in alte concentrazioni come l’amianto. L’allarme viene lanciato durante il convengo “Emergenza cancro” organizzato a Roma dalla Società Italiana Medicina Ambientale. “Da febbraio l’Italia si trova in condizione di infrazione rispetto alla Direttiva europea 2013/59 Euratom”, spiega Vincenzo Giovine, vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. "Il radon - continua - è un gas radioattivo frutto del decadimento dell'uranio che tende ad accumularsi negli ambienti chiusi, costituendo per coloro che sono sottoposti ad una lunga esposizione un potenziale rischio per la salute.

"L'Istituto Superiore della Sanità ha stimato che circa il 10% dei decessi per tumore polmonare siano attribuibili al radon. Tremilaquattrocento", chiarisce Giovine. Le Regioni dovrebbero procedere alla mappatura delle concentrazioni del gas, ma il monitoraggio va a rilento. Eppure l’allarme sta avanzando ed è entrato nelle aule del parlamento.

“Il radon è un pericolo invisibile per la salute e un tema poco trattato - conferma Antonio Federico, segretario della commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera - nonostante l’esposizione al gas presente nell’aria rappresenti il principale fattore di rischio di tumore polmonare dopo il fumo da sigaretta”. Gli enti locali devono intervenire: “Dobbiamo dotare ogni Regione di un piano di monitoraggio capillare sulle radiazioni da radon, proprio perché la fase di monitoraggio è centrale e c’è tanto da fare”.

L’Italia è indietro in Europa, ma neanche l’Europa è al passo con le disposizioni mondiali. “La nuova direttiva europea - continua Federico - migliora i livelli di sicurezza italiani, ma non rispetta quelli richiesti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Inoltre, in Italia non esiste una normativa per quanto riguarda i parametri da rispettare nelle abitazioni. Fondamentale, quindi, mantenere alto l'interesse sul tema per intervenire sul piano normativo e regolamentare e per salvaguardare la salute di tutti”. Collocare campioni di “dosimetri nelle case nel giro di un anno consentirebbe di avere informazioni precise”, spiega ancora Giovine, che cita l’esempio della Svizzera, dove queste misurazioni sono prassi.

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