Anche i libri vanno in quarantena

L'Eco giunge fino ai nostri giorni, dal Medioevo. E il Venerabile Jorge, il custode della biblioteca del Nome della rosa che temeva la Verità di certi libri, cosparse le pagine della Poetica di Aristotele di un potente veleno

Anche i libri vanno in quarantena

L'Eco giunge fino ai nostri giorni, dal Medioevo. E il Venerabile Jorge, il custode della biblioteca del Nome della rosa che temeva la Verità di certi libri, cosparse le pagine della Poetica di Aristotele di un potente veleno... A volte i libri sono pericolosissimi. Trasmettono Conoscenza, e quindi Coscienza (motivo per cui re, dittatori e fanatici hanno bruciato le biblioteche per secoli) ma anche infezioni. Il virus della Cultura si propaga da millenni. E purtroppo da mesi anche il nuovo Coronavirus.

Ecco perché la quarantena e i dispositivi di protezione individuale per l'emergenza sanitaria devono essere utilizzati anche quando si ha a che fare con romanzi, bestseller, gialli, Harmony, classici e fumetti. Mai bagnarsi le dita con la saliva per voltare le pagine - i delitti dell'Abbazia di Umberto Eco insegnano - ma indossare i guanti. E se non si conosce la provenienza dei libri che vi capitano in mano, meglio predisporre anche per loro un temporaneo lockdown.

Che strano, i bibliofili chiamano la loro malattia il «morbo di carta»... Comunque, da ieri in Italia tutte le librerie sono aperte. Ma intanto ci si prepara anche alla riattivazione delle biblioteche: comunali e universitarie. «Riteniamo di poter garantire già dal 18 maggio, con gradualità, le misure di distanziamento sociale e la sanificazione dei libri», ha assicurato il direttore del settore Biblioteche del Comune di Milano Stefano Parise.

Sanificazione, giusto. Degli ambienti. Ma per tutti i volumi che erano in prestito prima del 18 marzo, quando è scattata la chiusura del Paese? Chi può sapere in che mani sono stati? E chi può dimostrare, scientificamente, che il virus non persista sulle superfici cartacee, pagine e copertine? O che persista solo poche ore? E per quante esattamente? Del resto le stesse linee guida per le operazioni di sanificazione di archivi e biblioteche dell'Abi o del ministero per i Beni culturali non sono precise e univoche.

E così molti bibliotecari, allarmati dalla possibilità di riportarsi in casa «figli» amatissimi sì, ma infetti (che possono avere avuto rapporti promiscui con utenti contagiati dal Coronavirus) chiedono di far scattare una quarantena per i libri che devono rientrare dai prestiti.

L'idea è di accettare la restituzione del volume, dopodiché infilarlo in appositi sacchetti trasparenti in polietilene con chiusura a pressione, lasciarli a riposo, chiusi negli scaffali, per un periodo non inferiore ai dieci giorni e solo allora, scattata la «fase 2» bibliotecaria, rimetterli in circolazione per la consultazione o il prestito a casa.

E così, dopo il lungo dibattito sul fatto che i libri siano o meno «beni essenziali» (alla fine pare di no); dopo le polemiche sui librai che, pur potendo beneficiare della riapertura, hanno preferito posticiparla a tempi più sicuri (quello che è accaduto in Lombardia); e dopo vere battaglie politiche sui servizi bibliotecari in fase di emergenza a Spilimbergo, Pordenone, la Lega aveva proposto un servizio a domicilio per i libri da parte della biblioteca comunale, proposta bocciata dalla sinistra perché pericolosa: «I libri sono poi potenziali veicoli di contagio proprio per la loro circolazione di mano in mano non controllata», mandando così al rogo un paio di secoli di cultura liberale), oggi si cerca il sistema migliore per difendersi dai libri «infetti».

E vale la pena ricordare che, risolvendo la questione già in pieno Medioevo, frate Guglielmo da Baskerville, per non cadere vittima delle pagine avvelenate dal bibliotecario cieco, indossò dei guanti.

Poi, è vero, per risolvere alla radice la cosa, l'intera biblioteca finì in fiamme. Ma questo è un altro romanzo.

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