Anche l'Ong Sos Mediterranée scalpita per tornare in mare: "Faremo il possibile"

La nave Ocean Viking dell'Ong Sos Mediterranée ha calato l'ancora a Marsiglia dopo che l'equipaggio ha trascorso la quarantena a Pozzallo: "Torneremo in mare il prima possibile"

Anche l'Ong Sos Mediterranée scalpita per tornare in mare: "Faremo il possibile"

Dopo la Open Arms, c’è anche un’altra Ong che scalpita per tornare a navigare nel Mediterraneo centrale. Si tratta, in particolare, della francese Sos Mediterranée, protagonista di numerose operazioni a largo della costa libica, poi culminate con l’approdo in Italia.

L’Ong opera con la nave Ocean Viking assieme a Medici Senza Frontiere: i membri dell’organizzazione, sono stati i primi a portare migranti nel nostro paese dopo lo scoppio dell’emergenza coronavirus.

E l’equipaggio della Ocean Viking infatti è stato il primo a dover trascorrere 14 giorni di quarantena a bordo della nave, ancorata a Pozzallo per tutta la durata della misura imposta dal governo. Adesso il mezzo è stato trasferito a Marsiglia: terminato lo stop, la Ocean Viking è tornata in Francia ed è lì che resterà per almeno i prossimi giorni.

A renderlo noto sono stati gli stessi membri di Ocean Viking, i quali con un post su Twitter hanno reso noto di essere approdati nel porto della città francese e di adattarsi alle attuali norme anti coronavirus, in vigore da alcuni giorni anche nel territorio transalpino.

“La OceanViking ha appena ormeggiato nel porto di Marsiglia, in Francia – si legge nel tweet di Sos Mediterranée – I team di @SOSMedIntl e di Medici senza Frontiere sono al lavoro per adattare le nostre attività alla situazione della pandemia da Covid-19”.

Ma, oltre a questo aggiornamento, l’Ong ha fatto sapere di voler tornare in mare il prima possibile: “Siamo determinati a proseguire le nostre operazioni in mare appena possibile”, si legge nella parte finale del tweet.

Dunque, Sos Mediterranée rimarrà per il momento ancorata a Marsiglia tuttavia l’obiettivo, nemmeno troppo velato, è quello di tornare ad effettuare quanto prima operazioni nel Mediterraneo centrale. L’attuale inattività in mare è più data dall’impossibilità logistica di procedere con le missioni che dalla volontà di evitare nuovi problemi ai paesi di primo approdo, a partire dall’Italia sempre più martoriata dall’epidemia.

Ieri il presidente dell’Ong spagnola Open Arms, Riccardo Gatti, ha fatto sapere di lavorare affinché la propria nave possa quanto prima tornare a largo della Libia: “In Libia ci sono ancora uomini, donne e bambini che rischiano la vita ogni giorno – ha infatti dichiarato il presidente di Open Arms – in Libia il coronavirus non è l'unico problema, la loro vita è violata. Tutti i giorni”.

Poco importa dunque che la gestione di ogni singolo arrivo di migranti comporterebbe per l’Italia l’impiego di uomini e mezzi di soccorso impegnati nel fronteggiare l’emergenza coronavirus. L’importante, secondo molte Ong, è tornare quanto prima in mare. E nel frattempo dal governo non arrivano indicazioni: se per adesso nessuna organizzazione è impegnata a portare altri migranti nel nostro paese, è solo per l’impossibilità di procedere. Diversamente, si avrebbe già un’emergenza nell’emergenza.

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