Aprimagiugno

Aprimagiugno non è uno scioglilingua ma sarebbe il nome del nuovo mese deciso dal premier Conte

Aprimagiugno

Aprimagiugno non è uno scioglilingua ma sarebbe il nome del nuovo mese deciso dal premier Conte che ieri avrebbe firmato un apposito, direi ennesimo, decreto straordinario senza passare dal Parlamento. Il decreto, in sostanza, abolisce aprile, maggio e giugno e li raggruppa in un unico mese emergenziale, chiamato appunto Aprimagiugno, in modo da annullare una lunga serie di proteste strumentali dell'opposizione e di buona parte dei cittadini. Nessuno quindi, grazie a questa trovata, potrà più sostenere che il «decreto aprile» (doveva contenere misure vitali per le aziende in difficoltà) è una truffa in quanto non ancora pronto a maggio e difficilmente, conoscendo la sorte e le tempistiche dei precedenti potrà dare i suoi effetti prima di fine giugno. Così come non si potrà più sostenere che Conte è un bugiardo megalomane quando assicura che gli aiuti arriveranno «entro il mese», o meglio il traguardo della promessa si sposta da trenta a novanta giorni.

Come in tutte le metafore, in Aprimagiugno una verità c'è: quando sogni e realtà non coincidono la tecnica messa a punto dal governo è semplice: si cambia la realtà adattandola al sogno e il gioco è fatto. La «poderosa manovra di aprile» semplicemente non esiste, come non sono mai esistiti lo sappiamo bene sulla nostra pelle - i «quattrocento miliardi subito a disposizione di famiglie e imprese» promessi a marzo (erano solo pasticciate garanzie), non esistono i «congiunti» come categoria giuridica e probabilmente non esiste neppure lo sostengono illustri scienziati - il rischio di «151mila intubati entro l'8 giugno» se non ubbidiamo agli ordini del premier.

A Palazzo Chigi è al lavoro una banda di illusionisti che a loro volta si illudono di essere i padroni del Paese. Al popolo, fino a un certo punto, non spiace essere illuso e Conte sa bene che illudere è l'unica arma che gli è rimasta per comandare (dispensando qui e là dei «vi consento di») manco fosse un monarca assoluto: se tornasse sulla terra sarebbe un premier morto in poche ore, la realtà non gli lascerebbe scampo.

Ecco, noi non vogliamo farci illudere, neppure da Matteo Renzi che ieri ha lanciato l'ennesimo penultimatum a Conte dopo aver avallato in questi mesi tutte le sue scelte. Di maghi e giocolieri ne abbiamo abbastanza: maggio non è aprile e Italia Viva di Renzi è pienamente corresponsabile di questo disastro. In questo non c'è trucco e non c'è inganno.

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