Cronache

Palermo, femministe in piazza bruciano bandiera della Lega

Durante una manifestazione dell'otto marzo a Palermo, alcune ragazze hanno bruciato una bandiera della Lega. "Un'azione simbolica", spiegano le attiviste. Per il deputato Rizzotto. "Il gesto evoca tempi bui"

Palermo, femministe in piazza bruciano bandiera della Lega

Un corteo di circa tremila persone, secondo le stime fornite dagli organizzatori, è sfilato nel pomeriggio di ieri in occasione della ricorrenza dell'8 marzo per le strade di Palermo. L'iniziativa è stata promossa dall'associazione "Non Una di Meno Palermo". Quando il corteo è giunto nella centralissima via Maqueda, due attiviste dell'Assemblea contro la violenza maschile sulle donne hanno bruciato una bandiera della Lega. "Un'azione simbolica - spiegano -, in assoluto dissenso nei confronti del Ddl Pillon, disegno di legge sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido. Si tratta di un modo per portare l’attenzione sulla manifestazione nazionale contro le Grandi opere inutili e in difesa del territorio che si darà a Roma il 23 marzo. A tale manifestazione, in occasione della quale è stato organizzato un pullman che partirà da Palermo, le donne dell’Assemblea hanno deciso di partecipare perché fermamente convinte che la lotta per libertà delle donne, che l’emancipazione femminista, passi necessariamente anche attraverso l’autodeterminazione dei territori".

Non si sono fatte attendere le repliche del mondo politico. "Il fatto che durante la manifestazione dell'otto marzo alcune ragazze abbiano bruciato la bandiera della Lega, è triste per le ragazze che hanno compiuto il gesto - dice Tony Rizzotto, deputato regionale della Lega a Palazzo dei Normanni -.

Ognuno è libero di esprimere il proprio consenso o dissenso rispetto alle posizioni politiche della Lega o di qualsiasi partito, ma bruciarne il simbolo evoca tempi bui che nessuno di noi si augura. È un fatto ancora più grave considerando che la Lega è oggi il principale partito italiano e quel gesto è quindi un'offesa per milioni di elettori e militanti".

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