Preside riporta in classe chi non fa la dad a casa: intervento dei carabinieri

Il preside di una media di Casto (Brescia) fa entrare in aula una decina di studenti che non si collegavano per la dad

Preside riporta in classe chi non fa la dad a casa: intervento dei carabinieri

Non basta essere indisciplinati per poter seguire le lezioni in presenza. Perché se esistono regole per contrastare la pandemia queste devono essere rispettate da tutti. Anche da chi ha poca voglia di studiare attraverso la Dad, la tanto discussa didattica a distanza. Ora ne sanno qualcosa alcuni studenti di una scuola media di Casto, piccolo comune in provincia di Brescia, che si sono trovati al centro di una storia particolare, figlia del tempo dell’emergenza sanitaria. Una decina di giovani, infatti, è stata trovata dai carabinieri a seguire le lezioni in aula, come in un giorno normale. Ma la normalità in questo periodo è un bene molto raro.

Come racconta il Corriere della Sera, tutto ha avuto inizio lo scorso 26 febbraio quando ai cancelli dell’istituto bussano due militari dell’Arma che "sincerarsi della locale situazione" della scuola. Quest’ultima, infatti, non era chiusa nonostante le regole anti-Covid. Ma non era un errore. Perché secondo le norme in vigore, riconfermate nel nuovo Dpcm firmato ieri dal presidente del consiglio Mario Draghi, gli alunni con disabilità o per i quali non è possibile svolgere la didattica a distanza devono essere accolti nelle aule per seguire le lezioni in presenza.

Ma qualcosa di irregolare i militari lo hanno trovato. Quando il comandante della stazione di Vestone, Emanuele Marini, ha chiesto i numeri degli alunni e la loro condizione il preside non ha nascosto nulla ma è stato chiaro: non tutti gli studenti nelle aule avevano disabilità riconosciute ma alcuni sono stati fatti entrare a scuola perché da casa non partecipavano attivamente. Quindi, come si legge nel verbale, "si era optato per farli presenziare al fine di tenerli maggiormente sotto controllo".

Ma questa decisione contrasta con l’ordinanza regionale. Il comandante dei carabinieri ha deciso di agire cautela tanto che, sempre nel verbale, scrive di aver deciso di "approfondire la situazione per tutelare il diritto alla salute senza nuocere a quello allo studio". Vengono verificate le certificazioni e gli altri documenti dei presenti. Raccolti gli elementi utili, i militari chiamano i genitori degli studenti, una decina in tutto, che non aveva le carte in regola per stare in classe. "Nessuno di questi aveva difficoltà a seguire le lezioni online in quanto tutti erano in possesso degli strumenti elettronici necessari e della copertura del traffico dati", ha scritto il comandante. In pratica si trattava "solo di mancanza di disciplina dei ragazzi che in assenza dei genitori presenti non seguivano le lezioni ma dedicavano il tempo ad altro".

Cosa fare contro la violazione della legge? Vengono consultati il Tribunale dei minori, il capo di gabinetto della prefettura di Brescia ed anche il sindaco di Casto. Accertata la buona fede dell’iniziativa, i genitori degli alunni vengono convocati a scuola per riprendersi i figli. Caso chiuso. Non prima, però, di una ramanzina del preside per le mamme ed i papà a cui spetta il dovere della vigilanza dei proprio figli, anche a distanza.

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