Breve lezione di democrazia a Fedez

Il cantante si erige a paladino dei diritti, ma porta avanti quel modo sinistro di pensare di chi si auto-convince di essere depositario del bene assoluto

Breve lezione di democrazia a Fedez

Il problema di quanto successo due sere fa non è tanto che Fedez abbia usato il concerto dei lavoratori per parlare (e far parlare) di diritti civili anziché di morti bianche. Non è neppure il particolare dettaglio su quei versi da lui scritti in passato e che profumano di omofobia. O il fatto che se Povia avesse detto qualcosa di simile per sostenere l’eterosessualità lo avrebbero crocifisso in diretta tv. Il dramma non sta neppure nella demenzialità delle organizzazioni sindacali le quali, dopo aver promosso lo scorso 21 marzo uno sciopero di tutta la filiera Amazon, all'evento da loro organizzato invitano il testimonial dell'azienda contro cui combattono. Qui il problema, dicevo, è che il buon Fedez-paladino-dei-diritti non ha ancora ben chiaro il concetto di democrazia. E allora proveremo noi a dargli un paio di lezioni. Gratis.

Primo punto. Fedez su Instagram ha 12,4 milioni di follower. Tantissimi, incluso chi scrive. Lega e Fratelli d’Italia, giusto per citare due partiti contrari al ddl Zan, alle ultime elezioni europee hanno raccolto oltre 10 milioni di voti. Se aggiungiamo pure quelli di Forza Italia arriviamo a circa 13 milioni. Pari e patta. Ma convincere un cristiano a mettere una croce sul proprio simbolo è molto più difficile che farsi seguire sui social. La politica, quella vera, è una battaglia che si gioca all'ultimo voto. Non all'ultimo like. Quindi, caro Fedez, impara questa lezione: hai tutta la facoltà di sostenere le leggi che preferisci, ma dovresti ricordarti che pari diritto di cittadinanza lo hanno anche quei 10-12 milioni di italiani che sostengono partiti contrari ad una norma ritenuta liberticida. E poco importa se la legge è davvero illiberale oppure no. Non è questo il punto. La democrazia non si declina in “giusto e sbagliato”, “bianco e nero”, ma in modi diversi di osservare la realtà. Il giochino si basa su idee difformi di come costruire la società in cui viviamo. E se tu credi che il matrimonio omosessuale debba essere equiparato a quello tra eterosessuali, tanti sfigati con meno popolarità di te hanno il diritto di credere l’opposto. Non per questo sono omofobi, razzisti, retrogradi, medievali. Solo sognano un mondo diverso dal tuo. E combattono per costruirlo.

Per questo è del tutto fuori luogo l’uscita su Jacopo Coghe, il leader dei ProVita da te definito “ultracattolico e antiabortista”. Ora, non che si tratti di offese. Anzi: credo che Coghe se le appenderà al petto come medagliette. E fa bene. Perché essere “ultracattolico” (ma poi, che vuol dire?) e opporsi a matrimoni gay, adozioni gay, maternità surrogata, teoria gender, fluidità e menate varie è un diritto che neppure un ricchissimo cantante con la moglie ancora più ricca può togliergli. E se Coghe ritiene l’aborto un crimine, un omicidio, chi sei tu per impedirglielo? La sua libertà di costruire una società in cui tutti i bambini concepiti possano vedere la luce è un diritto inalienabile che la Costituzione gli riconosce. Lo ritieni fuori dalla storia? Chissenefrega. C'è stato un referendum in merito? Poco importa. Le leggi si rispettano, ma possono essere cambiate. E i Coghe o i Pillon di questo benedetto Paese hanno tutto il diritto di proporre una norma per vietare l’aborto, conquistare voti a sufficienza per farla approvare e magari vincere un nuovo referendum. Questa è la democrazia. Non quel feticcio che vi siete costruiti secondo cui è “giusto” solo ciò che profuma di progressismo e democratico solo ciò in cui credete voi.

Vedi, caro Fedez, non te ne facciamo una colpa: sei cresciuto in un mondo in cui la sinistra si è auto-convinta di essere depositaria del bene assoluto. Una sinistra che invece di far prevalere alle urne il proprio pensiero preferisce delegittimare quello altrui. Quanto hai fatto non ha nulla di “coraggioso”, né di martirizzante. Ti sei solo adeguato al conformismo più stucchevole. E ne guadagnerai in popolarità.

Ultimo appunto. Dal palco hai citato anche Andrea Ostellari, presidente leghista della commissione che analizzerà il ddl Zan. Lo hai accusato di aver messo i bastoni tra le ruote ad un disegno di legge di iniziativa parlamentare, “quindi massima espressione del popolo”, dimenticando che lui in quanto senatore rappresenta quel popolo molto più di te che componi canzoni. Nessun “protagonismo di un singolo”, insomma: il suo utilizzare gli strumenti parlamentari per ostacolare una legge in cui non crede è un diritto (quante volte abbiamo ripetuto questa parola?) di cui può legittimamente servirsi. Il suo compito è dare voce alle milioni di persone che non vogliono l'approvazione del ddl Zan. Gente che magari non mette like alle foto con Leone, non indossa lo smalto gay-friendly (che fortuna averlo lanciato proprio ora, eh?) e se ne infischia di cosa fanno i Ferragnez. Ma vota Lega, Fdi, Fi e se volesse pure CasaPound.

Ecco, caro Fedez. La democrazia è questa: vince chi ha più voti, non chi incamera più follower. Sai una cosa? Dovresti scendere in campo alle prossime elezioni: potresti anche portare a casa un bel bottino di voti. A quel punto ci auguriamo tu abbia conoscenze a sufficienza per governare un Paese, scegliere i collaboratori giusti, fare le nomine corrette (tipo in Rai) e andare da Angela Merkel per parlare di qualcosa di diverso dal tuo fichissimo smalto. In alternativa ti servirebbe fare un bagnetto di umiltà. Perché noi tutti rispettiamo il tuo privilegio di sognare un mondo gender fluid in cui il ddl Zan è legge. A te invece chiediamo: sei così democratico da rispettare il nostro diritto a credere nell'esatto contrario?

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