Cade l'ultimo tabù

Kiev è ancora lì che resiste e Mosca sta pagando comunque a caro prezzo le scelte che hanno sconquassato l'equilibrio globale

Cade l'ultimo tabù

Pezzo a pezzo tutto sta andando fuori misura. Questa guerra di mondi allarga ogni giorno i suoi confini e per vederlo basta mettere sul tavolo le carte che Russia e Cina si stanno giocando e la fatica che fa l'Occidente a trovare in fretta le contromisure. Kiev è ancora lì che resiste e Mosca sta pagando comunque a caro prezzo le scelte che hanno sconquassato l'equilibrio globale. Solo che qui i campi di battaglia sono tanti e si incrociano, sovrappongono e mischiano gli uni con gli altri. C'è il conflitto militare, che servirà prima o poi a ridefinire i confini. Ci sono le strategie economiche e finanziarie.

Putin sta riportando la Russia verso l'autarchia feudale, ma la sua arma velenosa è l'inflazione che toglie speranza ai suoi avversari. Poi c'è una terza guerra, sporca come tutte le guerre e ancora più ambigua, perché il confine tra la realtà e il sospetto è spesso indistinguibile e c'è il rischio che a pensare male si fa peccato. È una guerra dove si compra e vende l'intelligenza, la buona fede e magari l'anima. È la guerra per destabilizzare le democrazie e ormai ignorarla diventa difficile. Ci si mette anche un rapporto allarmante firmato insieme da Fbi e MI5. Non era mai accaduto. La sintesi è che Pechino è pronta a mangiarsi Taiwan e sta preparando il terreno politico e economico.

La Cina sta mettendo su una sorta di airbag per proteggersi contro le sanzioni. Non si limita però a questo. Si sta comprando pezzi di leadership e opinione pubblica in Occidente, un po' come fecero gli spartani quando conquistarono Atene. Anche allora furono rilevanti le quinte colonne politiche e intellettuali. Non è una strategia nuova, lo stesso Putin la applica da tempo, ora si stanno intensificando i rapporti, qualche volta sfruttando la malafede, altre l'ingenuità o l'ottusità ideologica. È un pezzo dell'arte della guerra. Funzionerà? Vedremo.

Sappiamo che Putin con Trump qualche risultato lo ha ottenuto. Di certo l'Europa, per vocazione masochista, ci sta mettendo del suo. La caduta a Londra di Boris Johnson non soltanto toglie autorità e dignità al premier che più di qualsiasi altro ha sostenuto lo spirito della resistenza ucraina, ma rompe un tabù: l'idea che con la guerra le lotte politiche interne vengono sospese. Ecco, ora è caduto un governo di quelli pesanti. Fosse solo a livello psicologico qualche remora in meno si potrebbe avere, solo per fare un esempio, a Roma. Non è più qualcosa che sarebbe assurdo fare. L'assurdo ora è reale. Come sono reali le difficoltà, sociali e politiche, di Macron in Francia, con i suoi avversari che magari non tifano Mosca o Pechino, ma che sono pronti a cavalcare qualsiasi rivolta. La fame, la disoccupazione, il costo della vita e la paura sono ingredienti che corrodono le liberal-democrazie.

A Berlino, poi, c'è un cancelliere che ha paura anche della sua ombra. L'Europa sta arrivando all'appuntamento con la Storia come una barca alla deriva. Tutto questo con la vecchia abitudine di un certo Occidente di rinnegare l'Occidente, come principio di tutti i mali. È solo l'inizio e c'è la speranza di ritrovarsi e cambiare rotta, ma intanto Xi Jinping e Putin stanno brindando. La guerra dell'anima va come previsto.

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