Perché Conte e Di Maio non possono dormire sonni tranquilli

L'avvocato Giulia Bongiorno ha già preannunciato, subito dopo la notizia del rinvio a giudizio di Salvini sul caso Open Arms, che in fase processuale verranno chiamati a testimoniare tra gli altri anche l'ex premier e l'attuale ministro degli Esteri

Caso Open Arms, ecco perché Conte e Di Maio non possono dormire sonni tranquilli

Il rinvio al processo per Matteo Salvini sul caso Open Arms, secondo l'avvocato Giulia Bongiorno altro non ha rappresentato che un semplice passaggio a un nuovo grado di giudizio, in cui si cercherà di far trapelare la verità portata avanti dalla difesa dell'ex ministro in questi mesi.

Il vero perno su cui ruoterà, in fase processuale, lo scontro tra accusa e difesa sarà rappresentato dal valore da assegnare all'atto contestato al segretario del carroccio. In particolare, la scelta di vietare l'ingresso della nave dell'Ong spagnola per la procura è un atto amministrativo. Da qui quindi l'impostazione dell'accusa sostenuta dai magistrati palermitani, secondo cui Salvini avrebbe attuato un abuso di ufficio e un sequestro di persona.

Di parere completamente diverso è invece il legale dell'ex ministro, secondo cui quella scelta è da catalogare a un mero ambito politico. Per dimostrarlo, Giulia Bongiorno ha già fatto sapere di voler chiamare al banco dei testimoni personaggi di alto profilo del governo Conte I, l'esecutivo all'interno del quale Salvini ha operato in qualità di vice premier e ministro dell'Interno.

“Chiameremo a testimoniare anche l'ex presidente Conte – ha dichiarato Giulia Bongiorno dopo la notizia del rinvio a giudizio nei confronti di Salvini – l'ex ministro Toninelli e il ministro Di Maio. È inutile negare che c'è una valutazione politica: è come mandare a giudizio una linea politica perché le scelte di Salvini sono le scelte di un governo in materia di flussi migratori”.

Un passaggio, quello dell'avvocato difensore del segretario leghista, in cui sono stati messi in risalto due elementi: da un lato l'atto firmato dall'allora ministro dell'Interno nei confronti di Open Arms è da contemplare all'interno di una linea politica attuata in quel contesto storico e, dall'altro lato, la scelta è stata dettata da una comune linea governativa.

Per questo quindi Giulia Bongiorno ha intenzione di chiamare a testimoniare esponenti chiave di quell'esecutivo. Toninelli, in qualità di ministro dei Trasporti, ha avuto un ruolo importante, secondo la difesa di Salvini, nel concordare quegli atti. Stesso discorso vale per l'attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che nel primo governo Conte era ministro dello Sviluppo Economico ma anche vice presidente del consiglio.

Ovviamente non può sfuggire in questa ottica il ruolo dello stesso ex capo dell'esecutivo, Giuseppe Conte. L'obiettivo dell'avvocato Bongiorno è mostrare un lavoro collegiale all'interno del governo sul fronte dell'immigrazione.

Come del resto già dimostrato nell'ambito dell'altro caso processuale che ha riguardato in Sicilia Matteo Salvini, ossia il procedimento Gregoretti. Una vicenda discussa a Catania, per la quale la locale procura ha chiesto il non luogo a procedere per il segretario della Lega. In fase preliminare, il Gup di Catania Nunzio Sarpietro ha ascoltato in diverse udienze proprio i principali esponenti del governo Conte I.

“Dalle deposizioni – ha dichiarato lo stesso giudice etneo dopo aver ascoltato Giuseppe Conte a gennaio – è emerso un lavoro collegiale”. Con una testimonianza da parte di vecchi e attuali ministri, la difesa di Salvini mira a dimostrare come le scelte di Salvini siano state politiche e condivise con gli altri esponenti dell'esecutivo.

Il processo Open Arms dunque, potrebbe vedere l'ingresso sulla scena di personaggi di spicco della passata compagine gialloverde. All'interno dell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dunque potrebbero mettere piede, tra gli altri, sia l'ex presidente del consiglio che l'attuale titolare della Farnesina.

Commenti