Salvini a processo per Open Arms: "Decisione dal sapore politico"

Matteo Salvini commenta a caldo la richiesta di rinvio a giudizio: "Vado a casa tranquillo, dispiace solo per il tempo che leverò ai miei figli. Non sono un sequestratore, emergerà tutta la verità". L'ex ministro ha annunciato l'intenzione di chiedere la testimonianza di Luca Palamara

Salvini a processo per Open Arms: "Decisione dal sapore politico"

“Vado a processo per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l'Italia. Sempre”. Sono queste le prime parole pronunciate da Matteo Salvini dopo la notizia del rinvio a giudizio deciso dal Gup di Palermo.

Il leader della Lega, accusato sul caso Open Arms di sequestro di persona e abuso di ufficio, dovrà quindi affrontare il processo. Nel capoluogo siciliano sono state recepite da parte dei giudici le istanze della procura di Palermo, la quale già nel corso della penultima udienza preliminare aveva deciso di chiedere il rinvio a giudizio per l'ex titolare del Viminale.

Salvini ha appreso della notizia in presa diretta, trovandosi all'interno dell'aula bunker del carcere di Palermo dove si è tenuta anche l'ultima udienza. In questo sabato la parola è andata al suo avvocato difensore, Giulia Bongiorno. Quest'ultima ha tenuto un'arringa di più di tre ore, in cui ha sottolineato i passaggi per i quali il suo assistito non meritava il processo.

Dalla condivisione dell'azione politica sul caso Open Arms con il resto del governo Conte I, di cui Salvini faceva parte, fino al “bighellonare” della nave dell'Ong spagnola a largo dell'Italia nei giorni in cui, nel mese di agosto del 2019, si sono verificati i fatti contestati. Giulia Bongiorno ha poi definito l'attività delle Ong come “pesca di migranti”. Parole però che non hanno convinto il Gup, il quale ha disposto il rinvio a giudizio per accertare eventuali reati commessi nel momento in cui dal Viminle guidato da Salvini è partito il divieto di ingresso nelle acque italiane per la Open Arms.

"Chiederò testimonianza di Luca Palamara"

"Commenti? L'ha scritto Palamara." Matteo Salvini, dinnanzi ai cronisti assiepati nel retro dei locali dell'aula bunker, ha esordito così nelle sue dichiarazioni relative al rinvio a giudizio. L'ex ministro ha parlato della politicizzazione del procedimento Open Arms, citando per l'appunto il magistrato, ex leader Anm, il quale è finito nella bufera nei mesi scorsi per le intercettazioni in cui pressava i colleghi per indagare su Salvini: "Nei prossimi mesi - ha proseguito il segretario del Carroccio - gli italiani potranno assistere alla differenza tra chi interpreta la giustizia alla Palamara e i tanti uomini di legge che sono liberi. Conto di trovare alcuni di questi sulla mia strada. È una decisione dal sapore politico, più che giudiziario".

"Sul banco degl imputati - ha poi proseguito Salvini - dovrebbero esserci altri. Coloro cioè che giocano con gli esseri umani. Se qualcuno gira per 13 giorni nel Mediterraneo in attesa di raccogliere altri migranti quando in quello stesso tempo può raggiungere il porto spagnolo più vicino, chi è il sequestratore? Al processo emergeranno delle verità".

"Non sono un sequestratore"

"Sono contento - ha poi proseguito Salvini - di aver dissequestrato milioni di italiani contribuendo alla scelta di ieri del governo. Passare quindi per sequestratore proprio no, è ridicola l'idea". Un riferimento, quello del leader della Lega, alle mosse dell'esecutivo Draghi sulla gestione dell'emergenza coronavirus e sulla possibilità di nuove riaperture a partire dal 26 aprile. Un modo per Salvini anche per lanciare dalla scarpa più di un semplice sassolino politico: "Sto lavorando - ha proseguito - su quello che ci ha chiesto Mattarella, ossia un governo di unità nazionale per curare gli italiani e far ripartire l'economia. Non ho tempo per indossare felpe di Ong straniere".

In quest'ultimo caso Salvini ha puntato l'obiettivo sul segretario del Pd, Enrico Letta: "Lui la solidarietà l'ha già espressa - ha commentato - è stato molto chiaro. Io voglio lavorare per eliminare anche il coprifuoco".

"Vado a casa tranquillo"

Un passaggio nella sua intervista Salvini l'ha voluto dedicare anche allo stato d'animo con cui ha appreso la notizia del rinvio a giudizio: "Mi dispiace soprattutto per i miei figli - è il sui pensiero - Dovrò spiegargli che il papà non rischia la galera e dovrò levare tempo a loro. Ma vado comunque a casa tranquillo, perché so di non rischiare nulla perché non ho fatto niente, ho agito in difesa dell'Italia. Sarà solo una perdita ulteriore di tempo, vorrà dire che scenderò più spesso a Palermo, avrò modo di conoscere meglio più angoli di questa bellissima città".

"Quanto costa questa indagine? - ha poi aggiunto Salvini - Quanto costa questo progetto politico? Sono domande che mi sto facendo da libero cittadino, ma vado a casa tranquillo". Prima delle dichiarazioni dell'ex ministro è intervenuta anche Giulia Bongiorno: "Non c'è una sentenza di condanna - ha sottolineato l'avvocato - è soltanto un grado in più, chiariremo tutto al processo. Il reato di sequestro di persona è inconsistente. Per noi da oggi l'unica cosa che cambia è che ci vedremo più spesso qui, ma emergerà la verità".

"Preoccupa poi - ha concluso il legale di Salvini - che due procure abbiano due idee diverse sulla stessa cosa". Il riferimento è al caso Gregoretti, in corso di svolgimento a Catania: qui è stata la stessa procura etnea, per una vicenda molto simile, a chiedere il non luogo a procedere per l'ex ministro.

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