Chip, smart-patch e spray nasali: ecco il futuro dei vaccini

Per la virologa Ilaria Capua bisogna investire sulle nuove forme di somministrazione dei vaccini, dai cerotti, allo spray, passando per i chip. E in Gran Bretagna arriva lo smart-patch per monitorare gli effetti del vaccino anti-Covid

Chip, smart-patch e spray nasali: ecco il futuro dei vaccini

Li chiamano vaccini "agili", capaci di immunizzare l’organismo veicolando il preparato attraverso un cerotto, uno spray o addirittura un chip intelligente. No, non è l’ennesima teoria cospirazionista sui vaccini anti-Covid, ma la nuova frontiera della ricerca scientifica. A parlarne sul Corriere della Sera è una voce autorevole. Quella di Ilaria Capua, la virologa dell’Università della Florida, che mette sotto accusa la "catena del freddo". Il principale "collo di bottiglia logistico" che rende difficoltosa la consegna, la conservazione e la somministrazione dei vaccini.

La virologa Ilaria Capua: "Grazie al Covid presto vaccini in cerotto, spray e chip"

Come si fa, si chiede provocatoriamente l’esperta, ad immunizzare la popolazione dei Paesi del terzo mondo o a stoccare in uno di quei villaggi africani dove manca persino l’elettricità, un vaccino che deve essere conservato a -80 gradi? "Un mondo totalmente interconnesso deve capire che i vaccini del futuro dovrebbero essere recapitabili per posta e auto-somministrabili. – scrive la virologa sul Corriere - Niente file, niente chiamate, niente viaggi in tanta malora per questa puntura salvavita".

"Parlo – spiega ancora Capua - di rendere i vaccini esistenti stabili a temperatura ambiente e ricercare delle nuove soluzioni tecnologiche che ci permettano di abbandonare la catena del freddo". "Avere vaccini che non richiedono di -70, -20 o anche +4 gradi per lo stoccaggio, la distribuzione e la somministrazione – spiega - rivoluzionerebbe davvero le nostre potenzialità di erogare prevenzione".

Il dibattito sulle forme alternative all’iniezione per la somministrazione dei vaccini anima da almeno un decennio la comunità scientifica. Ma con la pandemia di Covid la sensibilità rispetto al tema è aumentata sensibilmente. Oggi la sfida, secondo Ilaria Capua, è quella di "spingersi nell’immaginare un mondo che grazie al Covid-19 avrà presto vaccini in formato cerotto, spray, chip che possono arrivare a destinazione anche senza un involucro gigantesco e refrigerante".

Lo studio di Oxford per il vaccino anti-Covid spray

Qualcuno ci sta già provando. Alla fine di marzo l’università di Oxford ha annunciato l’avvio della fase uno di sperimentazione della somministrazione tramite spray nasale del vaccino Astrazeneca. Lo stesso vaccino inoculato con la classica iniezione verrà assunto dai 30 volontari arruolati dal team di Oxford attraverso uno spray simile a quelli comunemente usati per il raffreddore.

Gli esperti monitoreranno il livello della risposta immunologica ed eventuali reazioni avverse. Il nebulizzatore, secondo gli studiosi, sarebbe più "allettante" rispetto alla classica siringa e potrebbe per questo spingere un numero maggiore di persone a vaccinarsi. Questo sistema, ricorda Sandy Douglas, responsabile dello studio, "è già usato con successo per altri vaccini, ad esempio quello anti-influenzale nelle scuole del Regno Unito".

"Speriamo che questo piccolo studio getti le radici per sperimentazioni più ampie", è la speranza del medico. Altri si sono spinti già oltre, sviluppando dei cerotti intelligenti, capaci di somministrare il vaccino anti-Covid attraverso micro aghi e successivamente monitorare la sua efficacia misurando la risposta immunitaria dell’organismo.

Nel Regno Unito arriva il prototipo dello smart-patch vaccinale

Il prototipo, come riportava la Bbc, doveva essere messo a punto alla fine di marzo dall’Università gallese di Swansea, nel Regno Unito, nella speranza di lanciare successivamente la sperimentazione clinica e rendere il dispositivo disponibile entro tre anni. Gli "smart-patch", fatti di policarbonato o silicone, possono essere applicati autonomamente sul proprio avambraccio e fissati con un cerotto per almeno 24 ore.

Il dispositivo, come spiega il dottor Sanjiv Sharma, dopo aver iniettato il prodotto sotto pelle tramite microaghi inizia immediatamente a monitorare i biomarcatori prodotti dall’organismo, scansionati successivamente per misurare l’efficacia del vaccino e la risposta immunologica del paziente. Il progetto è stato finanziato dal Galles e dall’Unione europea come "parte della risposta globale alla pandemia".

La ricerca oltre la pandemia Covid

Ma l’obiettivo degli studiosi va oltre. "Lo scopo di questo lavoro – spiegano da Swansea – è di estendere il meccanismo ad altre malattie infettive". Nel frattempo la ricerca va avanti anche su altre forme di inoculazione dei vaccini, da quelli edibili ai chip intelligenti.

"Questo dibattito plasmerà il futuro delle nostre società e proprio per questo motivo al tavolo ci devono stare tutti", ha scritto ieri Ilaria Capua sul Corriere. "Di soldi per la ricerca – conclude - non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia".

"Insomma, - si domanda evocando le manipolazioni dei virus naturali in laboratorio - in futuro vogliamo investire sul potenziamento dei virus o dei vaccini?".

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