Conte scomunicato dai giuristi: "Messa vietata?È incostituzionale"

L'Unione giuristi cattolici di Perugia attacca Conte sulla libertà di culto. Ora la battaglia per le Messe si sposta sul piano giuridico

Conte scomunicato dai giuristi: "Messa vietata?È incostituzionale"

Un cattolico può andare dal tabaccaio per comprare le sigarette, ma non può recarsi in chiesa per partecipare ad una celebrazione religiosa. Un cattolico può attendere in casa l'arrivo del fattorino per gustare una pizza da asporto, ma non può ricevere l'eucaristia, che in quanto sacramento rappresenta sempre un' "emergenza spirituale". Sono alcuni paradossi percepiti dai fedeli italiani. Solo che le difformità non dipendono dal caso, ma dalle disposizioni governative. Queste differenze trovano corrispondenza nel sistema giuridico italiano? L'Unione giuristi cattolici di Perugia, storica associazione del Belpaese, non è affatto persuasa dalle scelte operate dal premier Giuseppe Conte e dall'esecutivo giallorosso. Tanto da aver diramato un comunicato che parla di mancanza di ponderazione. E poi c'è la questione giuridica, che può pendere come una spada di Damocle sulla legittimità delle misure adottate dall'esecutivo in materia di culto religioso.

In queste ore abbiamo assistito ad uno scambio abbastanza acceso tra la Conferenza episcopale italiana e Palazzo Chigi. I vescovi hanno collaborato con il governo per trovare una soluzione che consentisse almeno un parziale ripristino della normalità. Ma Giuseppe Conte è stato inamovibile: le Messe con la presenza del popolo risultano ancora vietate. La presidenza del Consiglio sta studiando un protocollo. Si parla dell'11 maggio in qualità di possibile data di sblocco dell'impasse, ma ora la discussione si è spostata sul livello costituzionale. L'Unione giuristi cattolici, anzitutto, sottolinea che il popolo non ha potuto presenziare neppure alla Messa di Pasqua, che per un cattolico costituisce un dovere dottrinale. All' Anpi poi - fa presente l'associazione - è stato concessa qualche libertà in più, con quel "in qualche modo" scritto nero su bianco sulla circolare del Ministero dell'Interno, che ha consentito ai membri dell'associazione partigiana di non mancare ai classici appuntamenti commemorativi del 25 aprile. Il comunicato rimarca questi aspetti, ma si fossilizza pure sulla presunta incostituzionalità di quanto disposto mediante il DPCM del 26 aprile: la "libertà religiosa" - afferma l'Unione giuristi cattolici di Perugia - è un diritto costituzionale sancito dall'art.19. E quindi, in parole povere, non potrebbe essere soggeto a limitazioni. A differenza di altri diritti, che possono essere limitati eccome.

Il passaggio più incisivo della nota è quello in cui si afferma che non è possibile non "evidenziare dubbi circa la legittimità costituzionale della produzione normativa del Governo sino ad oggi emanata in relazione all’emergenza Coronavirus e dei provvedimenti disposti in attuazione della stessa, con particolarmente riferimento alle restrizioni della libertà personale in violazione dell’articolo 13 e delle garanzie costituzionali ivi previste, sia in materia di limitazioni della libertà di culto (per violazione degli articoli 2, 7 e 19 della Costituzione". Ma questa non è l'unica perplessità sollevata da un'inziativa che è stata condivisa anche da altre sezioni dell'Unione giuristi cattolici. L'associazione segnala la sussitenza del Trattato internazionale che "regola i rapporti Stato/Chiesa cattolica, come garantito dall’art. 10 Cost". Bene, anche quello potrebbe essere stato violato. Giuseppe Conte il giurista, insomma, potrebbe aver fatto un po' di confusione. C'è sempre la possibilità che l'Unione giuristi cattolici si sbagli. Poi c'è tesi di chi sostiene che la Costituzione sia stata sospesa de facto per affrontare la pandemia. In caso fosse vero, però, Conte non ci ha avvertito. E il Parlamento pure sembra essere stato interpellato fino ad un certo punto. Per comprendere qualche elemento in più di quello che sta accadendo, abbiamo sentito il professor Simone Budelli, che è il presidente dell'Unione giuristi cattolici di Perugia ma che insegna anche istituzioni di Diritto pubblico presso l'Università del capoluogo umbro.

Il professor Budelli afferma di contestare "la illogica e illegittima violazione del diritto di culto". Non si tratta tanto di essere cattolici o no, ma di difendere "la Costituzione" e tutelare "delle libertà". Poi si sofferma sulla "dignità della persona, che viene prima ancora della libertà e dell’uguaglianza". La battaglia riguarda anche il piano valoriale. Quello di Conte per il presidente della sezione perugina è un vero e proprio "stato d'eccezione" che è stato realizzato "a colpi di regolamenti e comunicati". Ma Budelli ricorda pure come sia stata la presidente della Corte Costituzionale, e cioè Marta Cartabia, a constatare come uno stato di eccezione non sia previsto neppure in un contesto come quello procurato dalla diffusione del Covid-19. Le domande di Budelli, per quanto retoriche, si fanno incalzanti: "Le pare accettabile - domanda - che 16 persone possono entrare in un autobus di 40 mq, ma 13 persone non possono assistere alla messa di Don Lillo all'interno di un Chiesa di 300 metri quadri?". La logica aiuta ancora; verrebbe da rispondere di no. Le argomentazioni non sono terminate: i funerali con quindici persone sì, le Messe con quindici persone no". Viene da pensare. "In altre parole - insiste il docente - , 15 perone possono entrare in Chiesa solo se portano un morto da casa. Se non fosse in gioco la nostra libertà di cittadini sarebbe addirittura ilare". Difficile dare torto. E l'eccezione dell'Anpi? "Se è per questo . conclude l'intervistato - ci siamo sentiti discriminati rispetto anche ai tabaccai: è possibile andare a comprare le sigarette, che non sono certo più pericolose delle ostie".

Mentre scriviamo, il governo Conte ha reso di noto di voler risolvere "quanto prima" questa questione. Un atteggiamento che non soddisfa l'Unione giuristi cattolici. Se non altro perché ad essere azzerate sarebbero alcune libertà fondamentali.

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