Coronavirus

L'Italia circondata dai contagi: cosa sta succedendo in Europa

Francia, Spagna e gli altri Paesi che minano lo Stivale. Anche il caso dei Balcani preoccupa

L'Italia circondata dai contagi: cosa sta succedendo in Europa

Con le vacanze il coronavirus fa ancora più paura. Non tanto per la situazione in Italia, che è uno dei Paesi messi meglio in questo momento, quanto per il pericolo di nuovi focolai in arrivo con turisti e vacanzieri di ritorno da Nazioni ancora in piena epidemia.

Se oltre a noi, anche la Finlandia, il Portogallo, la Grecia e la Norvegia sono considerati i Paesi più virtuosi, non si può dire lo stesso per Spagna, Francia, Belgio, Lussemburgo, Croazia. Per quest’ultima a dire la verità si deve fare un discorso a parte: dall’inizio dell’epidemia conta infatti circa 6mila casi. Ma a farne comunque le spese una trentina di ragazzi veneti e due 18enni di Padova che hanno festeggiato con amici l’esame di maturità proprio in Croazia, sull’isola di Pag. Il viaggio in pullman con altre cento persone è costato a 8 di loro, risultati positivi. "La sera eravamo sempre in discoteca all'aperto, nessuno aveva la mascherina. La situazione sembrava così tranquilla che ci siamo adeguate" ha raccontato una delle due ragazze. In Friuli Venezia Giulia sono 7 i positivi, di cui ben cinque di importazione. In Croazia i casi erano anche in calo fino allo scorso sabato, quando si è registrato un leggero aumento, +16.

A preoccupare sono i giovanissimi

Molti i ragazzi che hanno approfittato di offerte speciali per fare qualche giorno di vacanza a basso prezzo. Purtroppo però, in alcuni casi si sono ritrovati stipati su bus, treni o in locali non proprio attenti alle norme di sicurezza. Con il rischio di contrarre il coronavirus e poi importarlo nel nostro Paese, una volta rientrati a casa. Pacchetti low cost si possono trovare per una breve vacanza in Croazia, Grecia, Ibiza, Malta. Dove i nuovi casi di positivi ci sono eccome. Massima attenzione quindi per i vacanzieri, soprattutto giovanissimi, che fanno ritorno in Italia. Un viaggio di solo una settimana è costato caro a un gruppetto di ragazzi romani, di età compresa tra i 17 e i 19 anni. Per otto di loro, e per le relative famiglie, il ferragosto si passerà in quarantena. Undici per il momento i ragazzi rientrati da Corfù e risultati positivi. Così come per 5 ventenni di Faenza, anche loro tornati dalla Grecia. Molti i contatti che hanno avuto al loro rientro e che dovranno adesso essere interrogati e sottoposti ai test. Vacanza cancellata per una giovane torinese che doveva partire per la Grecia. All'imbarco la ragazza aveva una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi.

La situazione nei Balcani e negli altri Paesi

Per chi va o arriva dai Balcani, dove i casi sono in risalita, non è proprio facilissimo districarsi tra divieti e quarantene. In teoria vi è divieto di accesso in Italia per chi arriva da Kossovo, Montenegro e Serbia. Oltre a Bosnia, Macedonia del Nord e Moldavia. Semi vietato l'ingresso da Bulgaria e Romania, a meno che, appena giunti sul suolo italiano, i viaggiatori non si mettano subito in isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria. Tanti i positivi in Lussemburgo in proporzione alla popolazione: 150 casi ogni centomila residenti.

Nelle ultime due settimane il Belgio ha registrato quasi settemila casi e circa 10mila decessi dall’inizio dell’epidemia. Compito delle forze dell’ordine belghe far rispettare i divieti di assembramento e il distanziamento sociale anche in luoghi aperti. Solo due giorni fa alcuni agenti sono stati assaliti da diversi bagnanti sulla spiaggia di Blankenberge, poco lontana da Bruges. Da ieri la spiaggia è stata chiusa tramite un’ordinanza emessa dal sindaco Daphné Dumery.

E anche la Francia ha i suoi grattacapi. Sabato sera, nel Parco nazionale delle Cevenne (Lozère), più di 10mila ragazzi hanno partecipato a un rave party. Occupando i pascoli e mettendo nel panico gli allevatori che hanno assistito al loro arrivo in gregge. Una sessantina le persone sgomberate a Tenerife che si erano accampate, forse proprio con l’intento di diffondere il coronavirus.

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