I dati smontano i catastrofisti

Dopo settimane di allarmismi, i numeri dimostrano come il coronavirus sia sotto controllo in Italia

I dati smontano i catastrofisti

Siamo stati considerati come il Paese "untore" d'Europa (chi ricorda la cartina sul focolaio italiano della Cnn?), e per mesi in tutto il mondo si è parlato dell'Italia, a lungo in vetta per numero di contagi da Coronavirus. Qualcuno ha anche scherzato su quanto stava accandendo nella nostra penisola (come dimenticare lo spot sulla tv francesce della pizza al Covid), altri Stati ci hanno poi chiuso le porte per timore che portassimo in casa loro il virus.

Gli italiani hanno sopportato in silenzio, cercando piuttosto una strada per uscire dalla crisi sanitaria senza precedenti che aveva investito la nazione. Uomini e donne hanno lottato contro il Coronavirus ed affrontato con coraggio momenti bui e disperati. Adesso la situazione è molto diversa rispetto a mesi fa. Anche se il numero di positivi è tornato a salire (1.462 contagi nella giornata di ieri), è necessario ribadire ancora una volta che si tratta per la maggior parte di soggetti asintomatici. Per quanto ora si corra a condannare certi comportamenti tenuti nelle discoteche, bisogna anche riconoscere che gli italiani non sono stati il popolo più irresponsabile. La maggior parte dei cittadini ha rispettato il lockdown, indossato le mascherine e mantenuto le distanze. I risultati, come si evince dai dati riportati, sono stati evidenti. Mentre in Italia ci vogliono far allarmare per l'aumento di contagi, in Francia, Germania e Spagna la curva di positivi ha ricominciato a salire da ben prima. Soltanto ieri, ad esempio, il presidente Macron ha ammesso di non escludere un nuovo lockdown (la Francia ha infatti registrato 7.379 casi).

Stando a quanto riferito da "SkyTg24", che ha incrociato i risultati dei vari istituti sanitari europei, sono 18 i nuovi casi su 100mila abitanti registrati in Italia e si tratta di uno dei risultati più incoraggianti. Sono 54 in più quelli riscontrati in Francia e 160 in più rispetto ai casi registrati in Spagna. Siamo migliori anche di Olanda, Romania, Grecia, Bosnia e Belgio. Se l'attenzione si sposta poi al di fuori dell'Europa, i numeri preoccupano ancora di più. Gli Stati Uniti sono al primo posto per contagi e morti, seguiti dal Brasile. Male anche l'India, che ieri ha riferito 76.665 nuovi casi.

Nel nostro Paese, invece, la situazione è ben diversa. Non stiamo più vivendo l'inferno di alcuni mesi fa. I nostri sanitari sono divenuti sempre più celeri nell'effettuare i tamponi faringei ed individuare i nuovi positivi (da 17mila test al giorno siamo passati ad una media di 52mila). Medici come il dottor Matteo Bassetti dell'Ospedale San Martino di Genova ed il professor Alberto Zangrillo del San Raffaele di Milano stanno inoltre ripetendo da tempo di rispettare le norme ma di limitare la paura: l'età media dei contagiati si è abbassata, i nuovi contagiati sono per la maggior parte privi di sintomi, e le terapie intensive non sono più al collasso.

Questo non significa che in Italia possiamo abbassare la guardia, anzi. È necessario continuare a seguire le regole per mantenere la nostra condizione, ottenuta con tanto dolore e fatica. Bisogna tuttavia anche mettere a freno gli allarmismi e considerare con lucidità la situazione attuale.

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