Coronavirus, l'impatto in Italia tra raccolte fondi e ristoranti vuoti

A Brescia la comunità cinese raccoglie migliaia di euro per inviare mascherine, ma i ristoranti tipici sono sempre più deserti

L’impatto del Coronavirus è tangibile anche a decine di migliaia di chilometri dall’epicentro della pandemia. Come nel Bresciano, una tra le prime 20 province italiane che hanno i maggiori investimenti nel paese dell’estremo oriente e con una significativa comunità cinese inserita nel suo tessuto sociale.

Nei giorni scorsi anche nel capoluogo lombardo è stata annullata la tradizionale celebrazione per la festa di primavera, comunemente conosciuta come il Capodanno cinese, per evitare qualsiasi contatto a rischio tra i partecipanti. Ma nel frattempo è partita una grande raccolta fondi per aiutare le popolazioni di due grandi centri urbani cinesi in piena emergenza Coronavirus. L’idea è venuta a Liu Bin, presidente della Comunità cinese a Brescia, e all’associazione culturale italo-cinese Hua Xia. E a 3 giorni dall’avvio erano già stati raccolti oltre 13mila euro, grazie alle donazioni di genitori dei bambini della scuola e dei cinesi residenti in città.

Una grande mobilitazione di solidarietà con lo scopo di sostenere le aree del paese asiatico colpite dall’epidemia. “I soldi - spiega Lui Bin - serviranno per comprare delle mascherine, sia per i pazienti che per i medici in ospedale. Non si tratta di mascherine comuni, ma di un preciso modello che è difficile da trovare”. E proprio per dedicarsi alla lunga ricerca e al progetto le insegnanti di lingua cinese a Brescia hanno chiuso la scuola di per due settimane. Intanto gli effetti della psicosi da virus sono arrivati anche in città. Come confermato da molti esercenti, nelle ultime settimane i ristoranti di specialità cinesi hanno infatti registrato un repentino calo della clientela, che varia tra il 50 e il 70%. Un fenomeno pressoché di massa dettato da una generale paura ingiustificata, come d’altronde già accertato da medici ed esperti che stanno seguendo l’evoluzione del virus. “Nelle ultime due settimane i clienti sono stati molto meno - racconta Madeline, una ristoratrice cinese - e adesso ogni giorno abbiamo davvero tanti tavoli vuoti. Credo che tutti abbiano paura, anche se non c’è alcun motivo”.

Così, mentre l’Italia dichiara lo stato di emergenza per mesi e sospende i voli da e per la Cina, anche a Brescia la comunità cinese locale vive con apprensione queste ore, sia per i familiari che vivono in estremo oriente e che sono alle prese con una epocale lotta al virus, sia per le ripercussioni economiche sulle proprie attività commerciali in Italia. Un problema di notevoli proporzioni, se si pensa che l’emergenza presumibilmente continuerà ancora per mesi.

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Commenti

Mborsa

Gio, 13/02/2020 - 09:12

Mi chiedo per quale ragione l'ospedale Spallanzani non risulti tra i laboratori di riferimento elencati da OMS per il test del coronavirus. L'Italia non risulta avere un laboratorio accreditato?