Le Regioni cambiano colore. ​Ecco chi è a rischio chiusura

La Procura di Genova sta indagando sui dati della Liguria. ToTi: "Tutti gli indicatori di qualità dei dati, nessuno escluso, sono valutati come ottimali"

Le Regioni cambiano colore. ​Ecco chi è a rischio chiusura

In queste ore alcune regioni stanno rischiando di passare da un colore all’altro, sono infatti iniziati i controlli e l’analisi dei nuovi dati. Nella giornata di oggi si riunirà la cabina di regia sul coronavirus per decidere il da farsi.

Le Regioni che rischiano di cambiare colore

Con ogni probabilità qual che Regione cambierà colore, passando magari dal giallo all’arancione, se non addirittura al rosso. Naturalmente, il cambio cromatico vorrà dire anche inasprimento delle norme anti-Covid. In ultimo toccherà al Comitato tecnico scientifico tirare le somme e prendere una decisione in base ai criteri scientifici oggettivi. Questi però, come sottolineato dal Corriere, non sarebbero conosciuti neanche dai tecnici delle Regioni. Intanto si sa che i territori che rischiano maggiormente il cambio di colore sono la Campania e la Liguria. Ancora qualche incertezza per quanto riguarda la Toscana, l’Emilia-Romagna, il Veneto e il Lazio.

A chi non capisce perché la Campania sia finita nella zona gialla, ci ha pensato la Regione stessa a spiegarlo: “Napoli e Caserta hanno un indice Rt molto elevato, le altre tre province basso, e dunque la media regionale sta sotto l’1,5”. Walter Ricciardi, membro del Cts, vedrebbe bene un lockdown per Napoli, ma il ministro della Salute Roberto Speranza ha subito precisato che il ministro può intervenire sulla Regione ma non sulla Provincia. Secondo Speranza spetterebbe quindi al governatore De Luca intervenire, come ha fatto Zingaretti per Latina. Di parere contrario De Luca però.

Campania e Liguria non convincono

Vi sarebbero delle discrepanze tra i dati forniti da alcune Regioni all’Istituto superiore di sanità e quelli denunciati dai medici presenti nelle strutture ospedaliere. All’opera, come precisato da Repubblica, i carabinieri del Nucleo antisofisticazione e sanità (Nas), che già da qualche settimana stanno verificando, delegati da alcuni pubblici ministeri, l’utilizzo effettivo delle dotazioni inviate dalla struttura del commissario Domenico Arcuri e la reale disponibilità dei posti letto riservati ai malati Covid. Per quanto riguarda la Campania, il ritardo di notifica non renderebbe affidabile il trend dei casi, inoltre le proiezioni di fabbisogno di posto letto non sarebbero attendibili. Gli ultimi dati diffusi vedono la Campania passare dai 925 posti disponibili verso la metà di ottobre ai 1.608 di qualche giorno fa, fino ad arrivare ai 3.160 di oggi. Uguale per quanto riguarda i reparti di terapia intensiva: 335 prima dalla pandemia, 590 quelli imposti dal Governo, e 640 gli attuali. Secondo la Campania però non vi sarebbe nulla di strano, dato che i posti letto hanno subito una trasformazione e sarebbero stati riconvertiti. In questo modo sarebbero riusciti ad avere mille posti in più disponibili in sole 24 ore. La spiegazione non avrebbe però convinto il ministero che non ritiene coerente con gli assalti alle strutture ospedaliere registrati nelle ultime ore.

Anche la Liguria crea qualche dubbio a causa del suo inserimento nella fascia gialla, tanto da portare la Procura di Genova a controllare se i dati inviati corrispondano alla realtà. Naturalmente ciò ha fatto indignare il governatore Giovanni Toti che ha subito risposto: “È grottesco che qualcuno da Roma, per ripararsi dalle proprie responsabilità, metta in dubbio i nostri dati”. Due i motivi che hanno portato ad accertare i dati inviati. Il primo riguarda il numero di contagi che sarebbe in calo, con pazienti ricoverati in diminuzione, 165 in meno rispetto a 24 ore prima, con però un aumento dei decessi. Il secondo riguarda invece i pronto soccorso che sono presi d’assalto dalla popolazione. L’Iss ha definito i dati inviati dalla Liguria sottostimati, con conseguente non valutabilità di alcune proiezioni.

Toti: "Confermato il report precedente"

Il presidente della Regione liguria, Giovanni Toti, ha però reso noto: "L'Rt relativo alla Liguria è costante, identico nelle ultime settimane. Abbiamo ricevuto dal ministero della Sanità/Istituto Superiore di Sanità il report n.25 definitivo relativo alla settimana dal 25 ottobre al 1 novembre, che conferma in toto i dati del report precedente: i due valori di Rt più importanti sono pari a 1,37 (sintomi) e 1,48 (Rt medio dei 14 giorni), sostanzialmente identici a quelli del report n.24". Ha inoltre precisato che tutti gli indicatori di qualità dei dati, nessuno escluso, sono valutati come ottimali, superiori alla soglia per il grado di accuratezza, oltre il 90%. "Questo conferma che i dati trasmessi dalla Liguria, in base ai quali sono state assunte le decisioni da parte del governo, sono precisi e accurati e che qui ci sono tanti professionisti che lavorano con serietà e diligenza" ha concluso il governatore.

I dubbi sui criteri decisi dal governo

Secondo Ricciardi alcune Regioni inviano i dati tardi e male, mentre Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di medicina molecolare di Padova, continua ad avere dubbi sui 21 criteri adottati dal governo per decidere i colori: “C’è poca trasparenza da parte del governo che ha un algoritmo i cui pesi nessuno conosce, e i 21 parametri utilizzati fanno affidamento su un sistema di sorveglianza che è venuto a crollare”. Qualche giorno fa lo stesso Crisanti aveva anche preventivato che alcune Regioni avrebbero potuto truccare i dati e ritoccare i numeri a loro favore. Il ministro Francesco Boccia si è rivolto alla Calabria chiedendo di fermarsi davanti al rigetto deciso dal Tar Lazio sul suo ricorso contro il Dpcm e avvertendo che chi uscirà dal perimetro delle ordinanze si vedrà immediata l’impugnazione degli atti. L’unica cosa che si capisce è che vi è ancora molta confusione.